TURCHIA. La Lira tira il fiato, ma la guerra continua

114

La lira turca si è rafforzata di più del 3 per cento il 16 agosto, prima di una presentazione da parte del ministro delle Finanze Berat Albayrak agli investitori, per scrollarsi di dosso le pesanti parole dell’amministrazione Trump che hanno escluso la rimozione delle tariffe sull’acciaio della Turchia, anche se Ankara liberasse un pastore americano.

Secondo Reuters, la valuta turca ha avuto un certo sostegno dall’annuncio fatto il 15 agosto dell’impegno del Qatar di investire 15 miliardi di dollari in Turchia. La lira ancora in calo del 34 per cento rispetto al dollaro di quest’anno, si è attestata a 5,7700 nella mattinata di ieri, partendo da un dato iniziale un’apertura di circa 5,95. Altri mercati turchi sono stati meno dinamici: l’indice azionario principale .XU100 è sceso dell’1,4% e il rendimento obbligazionario di riferimento a 10 anni è salito dal 21,02% al 21,37%.

Dopo aver toccato un minimo record di 7,24 questa settimana, la lira ha beneficiato di misure della banca centrale per sostenere una valuta colpita da preoccupazioni per l’influenza del presidente Tayyip Erdogan sulla politica monetaria e la disputa con Washington.

JP Morgan ha dichiarato che le misure adottate dalle autorità turche hanno dimostrato il loro impegno a stabilizzare la valuta con misure tecniche quali la limitazione degli swap di valute e l’annullamento delle aste per aumentare il costo medio dei finanziamenti bancari. Il 15 agosto, la Casa Bianca ha dichiarato che non abolirà i dazi sull’acciaio per la Turchia, dando così ad Ankara pochi incentivi a lavorare per il rilascio di Andrew Brunson, pastore processato in Turchia con l’accusa di terrorismo.

Washington vuole che il pastore cristiano evangelico sia liberato, ma i funzionari turchi dicono che il caso è di competenza dei tribunali. Il presidente Donald Trump ha raddoppiato le tariffe sulle esportazioni turche di metalli verso gli Stati Uniti la scorsa settimana, spingendo Ankara, che ha affermato di non volersi piegare alle minacce, ad aumentare le tariffe sulle automobili, l’alcool e il tabacco statunitensi dello stesso importo il 15 agosto.

La Casa Bianca ha definito la risposta turca un passo nella direzione sbagliata e ha proseguito nella sua linea dura.

Graziella Giangiulio