TURCHIA. La guerra contro YPG potrebbe allargarsi a tutto il confine

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Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha detto che la Turchia può estendere la sua azione contro l’area di Afrin in Siria ad altre città, fino al confine iracheno.

Rivolgendosi ai leader provinciali del suo partito di governo, Akp, il leader turco ha promesso di “ripulire” la città di Manbij, ad est di Afrin, tenuta da Ypg.

«Continueremo la nostra lotta fino a quando non ci sarà nessun terrorista al confine con l’Iraq», ha dichiarato Erdogan.

Erdogan ha avuto colloqui telefonici con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 24 gennaio; gli Stati Uniti hanno detto che Trump aveva esortato la Turchia a «limitare le sue azioni militari», ma laTurchia ha fatto sapere che la dichiarazione degli Stati Uniti «non riflette esattamente il contenuto» della chiamata: Il leader turco ha infatti criticato la richiesta di Washington di far sì che l’operazione sia “breve” e “limitata”: «Quanto dura l’Afghanistan? Quasi 20 anni. Quanto tempo è durata in Iraq? Quasi 18 anni!» ha detto Erdogan, riporta Press tv.

L’offensiva è iniziata poco dopo che gli Stati Uniti hanno detto che avrebbero addestrato i militanti curdi per costituire una forza di 30.000 uomini in Siria vicino al confine turco. Ankara ha dispiegato per la prima volta truppe nella Siria settentrionale nell’agosto 2016 dopo che i militanti curdi si rifiutarono di ritirarsi dal territorio siriano che avevano preso a Daesh; la scorsa settimana, i curdi hanno esortato Damasco a dispiegare truppe per proteggere i confini dell’area di Afrin di fronte all’invasione turca. Damasco ha denunciato sia la presenza americana che quella turca sul suo territorio come violazione della sua sovranità territoriale.

Nel frattempo sono ripresi a Vienna i colloqui Onu sulla Siria, con fazioni in guerra che hanno discusso questioni chiave come la governance, l’elaborazione di una nuova costituzione e lo svolgimento di elezioni. Dall’inizio del 2017 è in corso anche un processo di tandem con la Turchia, l’Iran e la Russia come mediatori, noto come processori Astana. La Turchia si schiera con militanti anti-Damasco nei colloqui paralleli, mentre gli altri due paesi rappresentano il governo siriano.

Lucia Giannini