TURCHIA. Il gas di Erdogan

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Recep Tayyip Erdogan erano giorni che andava dicendo che il 21 agosto avrebbe dato una grande notizia dalla Turchia. Il crollo della lira turca ha reso più difficile gli acquisti all’estero di conseguenza le bollette energetiche dei turchi vedranno notevoli rialzi. E non solo quello. La lieta novella data dal presidente turco al popolo venerdì scorso è che la Turchia ha scoperto il più grande giacimento di gas naturale della storia della Turchia al largo delle coste del Mar Nero.

Gli esperti del settore notano che la scoperta di 320 miliardi di metri cubi è stata davvero notevole, e tuttavia non sarà sufficiente per trasformare il Paese in un polo energetico regionale o per modificare i suoi problemi finanziari.

Erdogan ha dichiarato che la Turchia spera di iniziare l’estrazione e il consumo entro il 2023, il centenario della Repubblica Turca, e ha dichiarato: «Non ci fermeremo finché non diventeremo un esportatore netto di energia».

Ricordiamo che a gennaio 2020 Tayyip Erdogan e Vladimir Putin hanno formalmente lanciato il progetto del gasdotto TurkStream, che trasporterà il gas naturale russo nell’Europa meridionale attraverso la Turchia, come parte degli sforzi di Mosca per ridurre le spedizioni attraverso l’Ucraina. Seppellito sotto il Mar Nero, il gasdotto TurkStream ha una capacità di 31,5 miliardi di metri cubi e le sue due linee riforniscono la Turchia, oltre che l’Europa meridionale e sudorientale. Il gasdotto è stato completato a fronte delle minacce di sanzioni da parte degli Stati Uniti. Il produttore russo di gas Gazprom spedirà circa tre miliardi di metri cubi (bcm) di gas all’anno alla Bulgaria attraverso TurkStream e il secondo gasdotto si estenderà dalla Bulgaria alla Serbia e all’Ungheria. La Bulgaria spera di poter effettuare le spedizioni in Serbia entro maggio e di costruire l’intero tratto entro la fine dell’anno.

Ed ora, a pochi mesi di distanza, la nave di perforazione turca Faith ha iniziato le sue ricerche, trovando il giacimento nell’esplorazione Tuna-1 ben 150 miglia al largo della Turchia, vicino ai confini marittimi con la Romania e la Bulgaria. La stessa Bulgaria che spedirà il gas alla Serbia.

La scoperta avviene in mezzo alle tensioni nel Mediterraneo orientale tra la Grecia e la Turchia, che di recente ha inviato una nave da ricerca per cercare depositi sottomarini di gas e petrolio nelle acque territoriali greche. La Francia ha inviato navi militari per monitorare la regione a sostegno della Grecia, mentre la Germania ha svolto il ruolo di mediatore tra le due nazioni del Mediterraneo.

Per la Turchia, che si trova in disaccordo con la vicina Cipro dopo aver inviato navi da guerra per scortare le navi da guerra che trivellano al largo delle coste cipriote, questa recente scoperta si dimostra vitale dato che ha già delimitato i confini marittimi con i suoi vicini del Mar Nero.

Si alimenta una fonte di speranza di diventare un attore protagonista e non solo un hub per il trasporto dell’energia. Istanbul l’anno scorso ha importato 41 miliardi di dollari in energia, per lo più dall’Iran, dall’Iraq e dalla Russia.

Anna Lotti