TURCHIA. Erdogan boicotta la Apple

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La lira turca si è appena ripresa dopo le forti perdite di valore ed ecco che il presidente turco Erdogan ha fatto il suo nuovo colpo di teatro: ha chiamato i suoi compatrioti a boicottare l’iPhone di Apple. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il 14 agosto, ha annunciato in risposta alle sanzioni da Washington il “boicottaggio” delle apparecchiature elettroniche provenienti dagli Stati Uniti.

«Gli Stati Uniti hanno gli iPhone, ma “dall’altra parte” c’è la Samsung», ha detto Erdogan il 14 agosto sulla televisione turca con riferimento al produttore statunitense di telefonia cellulare Apple e ai concorrenti sudcoreani. Inoltre, la Turchia ha il proprio produttore di smartphone: Vestel, riporta Welt.

«In Turchia abbiamo il Vestel Venus» ha detto, riferendosi a una serie di smartphone venduti in Turchia tra le 650 e le 2.500 lire, prodotti da Vestel Elektronik Sanayi ve Ticaret AS. Il titolo Vestel, dopo le parole dei Erdogan, è schizzato in borsa. Ma sarà una sfida per la società turca, perché i suoi dispositivi sono costruiti utilizzando numerosi componenti sviluppati negli Stati Uniti: chip della Qualcomm Inc., San Diego, il touchscreen creato da Corning Inc. New York, riporta Bloomberg.

Esistono sì alternative a questi componenti, e Vestel le utilizza, ma più difficile da sostituire sarà il sistema operativo Android, anch’esso statunitense, presente  nella maggior parte dei telefoni cellulari venduti in tutto il mondo. I telefoni Venus di Vestel, che assomigliano molto a un vecchio iPhone, non sono tra i rivali di Apple a livello mondiale.

Nel confronto con gli Stati Uniti, la Turchia sta intensificando i toni e le accuse, nonostante la pressione economica. Era importante attenersi a «la nostra determinata posizione politica», ha detto Erdogan. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva aumentato le tariffe di importazione per alcuni prodotti dalla Turchia a causa della detenzione di un pastore americano collegato al fallito golpe del 2016.

Erdogan ha affermato che le misure necessarie per quanto riguarda l’economia erano state prese in considerazione del declino della lira e delle perdite sul mercato azionario turco. All’inizio della settimana, gli Stati Uniti avevano raddoppiato le proprie tariffe su acciaio e alluminio dalla Turchia. Una disputa politica tra i governi di Washington e Ankara si è trasformata in una controversia commerciale e finanziaria tangibile e dagli effetti ampi.

Maddalena Ingroia