TURCHIA. È tedesca la spy app usata da Erdogan 

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La Turchia ha usato un software di spionaggio tedesco contro politici e attivisti dell’opposizione.

I rappresentanti dell’opposizione in Turchia sarebbero stati ingannati dal fatto di aver scaricato una spy-app realizzata da un’impresa tedesca, nonostante la Germania, che ha regole severe per l’export di simili app, avesse già promesso di bloccare le esportazioni di simili software verso paesi autoritari. Il governo turco ha utilizzato un programma di spionaggio di fabbricazione tedesca per infiltrarsi negli smartphone dei membri dell’opposizione turca, secondo Süddeutsche Zeitung e le emittenti Ndr e Wdr. 

Il quotidiano Süddeutsche Zeitung e le due emittenti pubbliche hanno pubblicato la notizia sulla base di uno studio del gruppo per i diritti digitali Access Now.

Access Now ha trovato le prove che i funzionari turchi avevano usato il programma “Finspy” prodotto dalla Finfisher, una società tedesca di Monaco di Baviera, per spiare i membri del partito di opposizione Chp. Il software è stato utilizzato principalmente durante una protesta durata tre settimane contro il presidente turco Recep Erdogan organizzata dal leader Chp Kemal Kilicdaroglu nel luglio 2017, riporta Dw.

Falsi account Twitter hanno pubblicato link a siti web che promettevano di informare i manifestanti della manifestazione se avessero scaricato un’applicazione per smartphone. L’app includeva il software Finspy e consentiva al governo di accedere in tempo reale ai contatti, alle foto e ai video dei proprietari degli smartphone.

Un esperto di sicurezza dell’Università tedesca di Bochum ha analizzato il software in modo indipendente e ha detto ai tre media che «sembrava una versione più recente» del software Finspy.

Rispondendo a una domanda dei tre media, il ministero dell’Economia tedesco ha dichiarato di non aver approvato alcuna licenza di esportazione per software di spionaggio dall’ottobre 2014.

Il direttore tedesco di Human Rights Watch, Wenzel Michalski, ha scritto su Twitter: «Questo significherebbe che ci sono delle lacune nelle normative sulle esportazioni. Questo fatto deve essere indagato immediatamente».

Gli stessi tre media hanno riferito nel 2014 che l’allora ministro dell’Economia Sigmar Gabriel voleva fermare le esportazioni di software di spionaggio verso i governi autoritari: «Vogliamo fermare l’esportazione di questo tipo di tecnologie verso paesi che reprimono i movimenti per i diritti civili e che non accettano i diritti umani fondamentali», disse Gabriel.

Antonio Albanese