TURCHIA. Condannati altri 25 giornalisti

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Un tribunale turco, la scorsa settimana, ha condannato altri 25 giornalisti al carcere per presunto aiuto alla rete, che il governo Erdogan accusa di aver orchestrato il fallito colpo di Stato nel 2016. 

Stando a quanto riportano Anadolu e Reuters, il noto giornalista Murat Aksoy è stato condannato a 25 mesi di carcere con l’accusa di aver aiutato un’organizzazione terroristica senza essere membro; il cantante pop e giornalista Atilla Tas (nella foto) è stato condannato a 37 mesi con le stesse accuse. Altri undici giornalisti, coinvolti nello stesso caso, sono stati condannati a sei anni e tre mesi per l’appartenenza a un’organizzazione terroristica armata, ha detto, mentre altri 12 sono stati condannati a sette anni e sei mesi con le stesse accuse. Il tribunale ha assolto uno dei giornalisti.

«Ho sempre detto che mi fido della magistratura, ci credo sempre. Ho solo dissentito, non ho fatto nient’altro. Se il dissenso è un crimine in un paese, allora sono colpevole» ha detto Tas, ripreso dall’emittente privata CNNTurk. I giornalisti hanno lavorato principalmente per pubblicazioni che sono state chiuse dal governo per i collegamenti alla rete del predicatore musulmano Fethullah Gulen, oggi residente negli Usa e al centro di un braccio di ferro tra Ankara e Washington.

Ankara accusa Gulen di aver diretto la rete che ha organizzato il tentativo di colpo di Stato del 2016, durante il quale sono state uccise 250 persone; Gulen ha sempre negato ogni coinvolgimento. Nei giorni scorsi, inoltre, le autorità hanno arrestato 32 membri dell’esercito turco sospettati di collegamenti alla rete di Gulen, in un’operazione centrata nella provincia nordoccidentale di Tekirdag e diffusa su altre nove; mentre separatamente, la polizia di Istanbul ha dichiarato di aver emesso mandati di cattura per altre 121 persone sospettate di collegamenti con la stessa rete e di averne arrestato 33 in un’operazione che ha interessato 28 altre province.

Più di 50.000 persone sono state imprigionate e oltre 150.000 sono state licenziate o sospese dal loro lavoro in seguito al tentativo di colpo di Stato, fallito del luglio 2016.

Maddalena Ingroia