L’onnipresente censura turca

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TURCHIA – Ankara 24/07/2015. La Federazione nazionale della stampa della Turchia ha denunciato la presenza di forti imposizioni censorie ancora in vigore in Turchia, aggiungendo che il paese è al 149° posto su 199 paesi nella classifica sulla libertà di stampa, con 21 giornalisti in carcere e un gran numero di casi giudiziari intentati contro i giornalisti.

La Federazione turca ha fornito questi dati in una dichiarazione rilasciata in occasione della 107° giornata dei giornalisti. «Non è possibile celebrare il 24 luglio in maniera festosa in Turchia, con 21 giornalisti ancora in carcere e un gran numero di casi intentati contro i giornalisti, anche se proprio il 24 Luglio 1908, la censura fu eliminata in Turchia», vi si legge. Il documento prosegue che censura e autocensura in Turchia sono ancora presenti, per paura, scoraggiamento e minacce dagli organi di governo e dalla polizia della Turchia, riporta il quotidiano turco Hurriyet. Nella nota della Federazione, si denuncia il fatto che i giornalisti in Turchia devono affrontare reclusione, licenziamento, violenza fisica e psicologica, e l’accusa di sostenere il terrorismo, aggiungendo il paese ha subito il più grande blocco dei social media nella sua storia, con una rimozione in massa di contenuti e di altri divieti di accesso a diversi siti web. Il presidente del parlamento turco İsmet Yılmaz ha sottolineato la vitalità della libertà di stampa per le sorti della democrazia, dicendo stampa ha avuto un impatto sulla protezione dei diritti umani e la sostenibilità e la creazione di un ambiente democratico, riporta l’Anadolu, il 24 luglio.
Il vice presidente del partito Popolare Repubblicano, Chp, Yakup Akkaya ha detto in una nota rilasciata il 24 luglio che non si deve dimenticare che la democrazia non esiste nei paesi in cui non c’è la libertà di stampa e la censura. Secondo una ricerca dello stesso Chp, uscita il 22 luglio, sulla situazione della cultura e delle arti in Turchia, ci sono stati 65 casi di pressione, divieti e censura solo nel primo semestre del 2015.
Le celebrazioni sono state oscurate, poi, dal licenziamento di uno dei più noti editorialisti turchi, Kadri Gürsel (a sinistra), per aver criticato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sugli eventi di Suruç del 20 luglio. Gürsel, editorialista di Milliyet, aveva condiviso un post sul suo account Twitter in cui in forma anonima veniva criticato il presidente Erdogan e le telefonate ricevute dai leader mondiali per il tragico evento: «È vergognoso che i leader stranieri chiamino e consolino la persona che è la causa numero uno del terrore dello Stato Islamico dell’Iraq e il Levante in Turchia», ha twittato Gürsel.
A seguito di questo tweet, Milliyet ha pubblicato una dichiarazione sul suo sito web prendendone le distanze dicendo che i suoi commenti non erano in accordo con l’etica giornalistica e la linea editoriale. Gürsel è anche il presidente del ramo turco dell’Ipi (International press institute).