Ankara condannata dalla CEDU

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FRANCIA – Strasburgo 19/901/2016. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito il 19 gennaio che la Turchia aveva violato i diritti dei giornalisti alla libertà di espressione nel tentativo di forzare i cronisti di una rivista di opposizione a rivelare le proprie fonti.

La sentenza è arrivata proprio quando la Turchia è già sotto pressione internazionale sulla libertà dei propri media dopo che la magistratura il ​​18 gennaio ha aperto un’inchiesta su un leader dell’opposizione che ha chiamato il presidente Recep Tayyip Erdogan un “dittatore da operetta”. La sentenza afferma che la Turchia ha violato l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sulla libertà di espressione. Il caso riguarda sei giornalisti del settimanale di opposizione Nokta che nell’aprile 2007 ha pubblicato un articolo su alcuni documenti su cui il Capo di stato maggiore aveva apposto la classifica di “riservato”. Dopo la denuncia, il tribunale militare della Turchia aveva ordinato una perquisizione degli uffici della rivista, durante la quale le forze dell’ordine hanno preso dati da 46 computer nel tentativo di trovare le fonti dei giornalisti. Gli avvocati della rivista avevano fatto senza successo appello, citando il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche. Nokta aveva svelato l’esistenza all’interno delle forze armate di un sistema di classificazione dei media e dei giornalisti sulla base del fatto che fossero “favorevoli” o “ostili” all’esercito. Per il tribunale di Strasburgo questa classificazione “arbitraria” dei giornalisti “sulla base delle loro tendenze politiche” è dannosa per la libertà di espressione. La sentenza h riguardato anche altri due giornalisti dello stesso settimanale che rischiavano 20 anni di carcere con l’accusa di aver pianificato un colpo di stato. I due sono stati arrestati dopo le elezioni del novembre 2015, dopo che in un articolo di prima pagina avevano descritto la vittoria del Partito giustizia e sviluppo di Erdogan come «l’inizio della guerra civile in Turchia». Nella sentenza contro Ankara, la Corte ha constatato vi era stata una violazione del diritto dei giornalisti alla libertà di espressione, «soprattutto il loro diritto a comunicare informazioni». La reazione del governo turco è stata sproporzionata e «non necessaria in una società democratica», ha rilevato la Corte. La Corte ha attaccato quello che è stato visto come un tentativo di «dissuadere potenziali fonti dall’aiutare la stampa a informare il pubblico su questioni di interesse generale, anche quando esse riguardavano le forze armate». La sentenza, emessa da un collegio di sette giudici, tra cui un turco, ha stabilito che Ankara debba pagare i danni ai giornalisti che vanno dai 500 a 2.750 euro.