TURCHIA. Ankara ha i soldi per gli S400

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La Turchia ha stanziato 2,5 miliardi di dollari per acquistare il sistema di difesa missilistico russo S-400, a condizione che Mosca accetti di trasferire anche la tecnologia.

Secondo quanto riporta PressTv, «Per la Turchia, l’aspetto chiave di ogni accordo è il trasferimento di tecnologie o know-how. L’accordo russo per consentire la produzione di due batterie S-400 in Turchia servirà a questo scopo», riportava Bloomberg.

Secondo l’accordo, la Russia invierà in Turchia due sistemi S-400 entro l’anno successivo alla stipula e poi aiuterà il paese a produrre altre due batterie.

Se fosse realizzato un simile accordo, si tratterebbe di un grave colpo inferto all’Alleanza Atlantica. La Nato ha cercato di impedire alla Turchia, che ne è un membro strategico, di stringere legami con la Russia. Tuttavia, lo spostamento verso Est di Ankara sembra essere un risultato della crescente frustrazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan con l’Occidente e in particolare con gli Stati Uniti d’America.

Ankara è rimasta molto seccata dalla mancanza di rispetto da parte di Washington inserito alle sue richieste sull’estradizione di Fethullah Gulen, figura chiave dell’opposizione turca, che la Turchia accusa di aver messo in atto il colpo di Stato dell’anno scorso. Il governo turco dice che ha «85 scatole di prove concrete» che dimostrano quanto Gulen sia dietro il tentativo di colpo di stato del 15 luglio dello scorso anno, in cui sono rimaste uccise circa 250 persone e ferite oltre 2100.

Erdogan è stato anche deluso dal sostegno degli Stati Uniti ad alcuni gruppi curdi in Iraq e Siria, giudicato una minaccia per la sicurezza nazionale del suo paese. La decisione sugli S400 può essere vista come una risposta della Turchia alla decisione di Washington nel 2015 di ritirare il suo sistema di missili Patriot dal confine con la Siria.

Prima di rivolgersi alla Russia, i militari turchi si erano mostrati interessati alla chiusura di un contratto da 3,4 miliardi di dollari per un sistema cinese simile, poi abbandonato dopo la forte pressione degli Stati Uniti.

Né il sistema S-400 né il suo equivalente cinese, FD200, sono compatibili con altri sistemi militari della Nato, il che significa che non sono vincolati dalle istruzioni Alleate che impediscono alla Turchia di mettere tali armi sul confine armeno, sulla costa dell’Egeo o sul confine greco. Gli S-400 turchi non sarebbero dotati del sistema di identificazione “friend or foe” (amico o nemico), un fatto che gli consente di essere utilizzati contro tutti gli obiettivi senza alcuna restrizione.

Lucia Giannini