Promoting peace and dialogue values

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TUNISIA – Sousse 20/04/2016. Si conclude oggi il simposio internazionale “Promoting peace and dialogue values” (Promuovere i valori del dialogo e della pace).

Dieci mesi dopo l’attentato di Sousse, l’Hotel Imperial Marhaba di Port El Kantaoui ha ospitato la manifestazione, promossa dallo stesso governo tunisino, a sostegno delle istituzioni e del popolo della Tunisia impegnato nello sviluppo della propria società che ha subito due attacchi terroristici da parte di Daesh. Tra i relatori era presente il vice presidente della Coreis (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, Yahya Pallavicini, che ha presentato nella prima sessione il significato più profondo dei «Valori» ricordando che sono universali quando tutelano la dignità dell’uomo e la sacralità della vita.
«Non c’è alcun “valore” nella violenza e non c’è alcuna “cultura” nell’odio. Il valore di ogni civiltà occidentale e orientale è rappresentato dalla capacità di generare un bene per l’unità e la crescita spirituale e culturale del popolo. Questo bene è sempre un valore aggiunto nella storia di ogni civiltà e favorisce lo sviluppo della coscienza della propria identità con le conseguenti responsabilità di coesione sociale e cooperazione interculturale. Il Dialogo, quando non è fine a se stesso ma mezzo di scambio, confronto e arricchimento reciproco, diventa una occasione di superamento del “monologo dell’ego” e avvicina le comunità religiose in una fratellanza proprio come avvicina i cittadini nella loro appartenenza ad un percorso di sviluppo condiviso. Una nuova generazione di musulmani europei che sappia rappresentare questi valori e questa visione di pace che supera gli egoismi e la corruzione del potere e della religione può contribuire a salvaguardare la maggior parte dei cittadini e dei credenti che vivono in modo coerente e costruttivo le loro identità preservando la società dalle contaminazioni ideologiche del radicalismo che sfrutta l’ignoranza e la miseria.
Dopo gli attacchi a Parigi e Bruxelles anche la commemorazione delle vittime di Sousse prevede una piattaforma di rappresentanti Istituzionali, religiosi e accademici del Maghreb e dell’Europa uniti nella coscienza di un nemico della vita e della civiltà che non deve indurre nessuno a compromessi sui valori, a fobie discriminatorie o a complicità ambigue. In gioco c’è l’identità dell’uomo e il suo progresso nella dinamica naturale dell’umanità».