Riparte la guerra di pesca con Tunisi?

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ITALIA – Mazara del Vallo, 2108/2013. Nuovo dramma nello Stretto di Sicilia. Stavolta non è toccato ad un carico di migranti ma ad un peschereccio siciliano che, in acque internazionali, stava svolgendo il proprio lavoro: pescare. Guardiacoste tunisini hanno bloccato il natante italiano e lo hanno costretto a dirigere la prua verso la Tunisia. Un copione drammatico già visto centinaia di volte e che dimostra quanto ci sia fattivamente da fare nei rapporti con il nuovo governo tunisino, al di là delle belle parole di fratellanza. Veniamo ai fatti. Il motopesca Pindaro, sequestrato dalle Autorità tunisine il 20 agosto, si trova attualmente nel porto tunisino di Sfax.

Il Pindaro è stato fermato al limite della zona di mare del “Mammellone”, in acque internazionali, a bordo vi era un equipaggio di sette uomini: quattro tunisini e tre italiani.

Il natante era partito dal porto di Mazara del Vallo domenica a mezzanotte e, dopo il sequestro, è stato condotto appunto nel porto tunisino di Sfax.

Sembrerebbe che al momento del fermo non sia stata usata alcuna violenza nei confronti degli uomini a bordo. Sono già stati attivati i canali diplomatici italiani e tunisini affinché si giunga al più presto al rilascio. Il Distretto della pesca mazarese chiede al governo italiano che questi episodi terminino per valorizzare i prodotti della pesca nello Stretto di Sicilia, ricorrendo a piani di gestione comuni finalizzati alla tutela ed alla salvaguardia del patrimonio ittico. Il ministro degli Affari Esteri italiano, Emma Bonino, avrebbe già allertato la nostra ambasciatore a Tunisi che avrebbe già interrogato i ministeri tunisini competenti.

Per tutta la giornata del 20 agosto, comunica il distretto mazarese, c’è stato un frenetico susseguirsi di telefonate fra Mazara, Palermo, Roma e Tunisi; sono stati inviati i tracciati ufficiali della blue-box che mostrano chiaramente che il peschereccio ha pescato sempre in acque internazionali e fuori dalla zona protetta del “Mammellone”.

La cooperazione ed il dialogo fra il Distretto, la Regione siciliana, il ministero degli Affari Esteri, l’ambasciata italiana A Tunisi e le autorità tunisine ha già dato in precedenza dei concreti risultati, come nel caso del sequestro del Flori, rilasciato senza pagamento di alcuna ammenda grazie al tempestivo intervento delle autorità italiane. 

Il canale di Sicilia è un tratto di mare strategico per l’economia ittica del nostro paese e non può essere solo considerato il canale privilegiato e navigabile per i nostri mezzi di soccorso che accorrono in aiuto delle carrette del mare cariche di rifugiati. Spesso gli stessi equipaggi accusati di aver sconfinato sono gli stessi che in altre occasioni e nelle stesse acque hanno salvato centinaia di migranti.