TUNISIA. L’esercito protegge la produzione di gas

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Il presidente tunisino Beji Caid Essebsi ha ordinato nei giorni scorsi all’esercito di proteggere le strutture collegate alla produzione di fosfati, gas e petrolio dopo che erano scoppiate una serie di proteste contro la produzione nel sud del paese.

È la prima volta, dal 2011, che le truppe della Tunisia saranno dispiegate per proteggere gli impianti industriali che sono la chiave della produzione economica della Tunisia in risposta a manifestazioni di protesta.

Per diverse settimane, infatti, riporta Defence Web, circa 1000 manifestanti della provincia di Tatouine, dove l’italiana Eni e l’ austriaca Omv hanno impianti di gas, hanno chiesto migliori opportunità di impiego e una maggiore quota di entrate per tutelare le risorse naturali della zona.

Va notato che ci sono ancora diffusi scontri anche nella regione tunisina di Kebili; «È una decisione seria, ma deve essere presa per proteggere le nostre risorse», ha detto il presidente Essebsi in un discorso alla nazione.

Il dispiegamento militare ha avuto effetto immediato, secondo quanto indicato dal presidente tunisino. La Tunisia sta ancora vivendo una fase di transizione verso la democrazia dalla rivoluzione avvenuta nel 2011 che ha posto termine al regime dell’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali.

«Il nostro percorso democratico è stato minacciato e la legge deve essere applicata, ma rispettiamo le libertà», ha aggiunto Essebsi nel suo discorso alla nazione. Simili proteste avvengono in un momento sensibile mentre il governo cerca di emanare una serie di riforme di austerità economica e sociale. La Tunisia è un piccolo produttore di petrolio e gas rispetto ai suoi vicini Opec Libia e Algeria, con una produzione di circa 44 mila barili al giorno.

Le precedenti proteste che hanno colpito il settore dei fosfati negli ultimi anni sono costate al paese più di 2 miliardi di dollari, secondo i dati ufficiali del governo tunisino.

Graziella Giangiulio