TUNISIA. La rivolta dei cartellini gialli 

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Una serie di Ong internazionali hanno invitato le forze di sicurezza tunisine a dar prova di moderazione nelle proteste di massa contro l’austerità, che continuano a essere presenti nelle strade del centro di Tunisi, unendo questa ad altre preoccupazioni, come la libertà di stampa che è stata soffocata nel paese nordafricano.

L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International e Reporter senza frontiere, Rsf, che difende la libertà di stampa e la protezione internazionale dei giornalisti, hanno messo in evidenza le notizie sulla brutalità della polizia e sugli arresti arbitrari che hanno coinvolto dei giornalisti.

«Le autorità tunisine devono dare la priorità alla sicurezza dei manifestanti pacifici e garantire che le forze di sicurezza utilizzino la forza solo laddove assolutamente necessario e proporzionato e per proteggere i diritti altrui», ha dichiarato il direttore regionale di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa settentrionale, Heba Morayef.

La dichiarazione aggiungeva che la polizia tunisina sembrava utilizzare gli arresti come tecnica di intimidazione. Morayef ha parlato della morte di un manifestante durante una protesta nella città di Tebourba, situata a 30 chilometri ad ovest di Tunisi, insistendo sul fatto che se la polizia fosse stata trovata responsabile della morte, gli agenti responsabili dovrebbero essere portati dinanzi alla giustizia.

Una serie di testimonianze oculari hanno detto che la morte di Khomsi el-Yerfeni era dovuta al fatto che l’uomo era stato travolto due volte da un veicolo della polizia, ma il ministero degli Interni del paese sostiene che l’uomo era morto per inalazione di gas lacrimogeni, peggiorando così una condizione polmonare critica.

Rsf ha diffuso le notizie di giornalisti interrogati dalla polizia, che a suo avviso rappresentavano una violazione delle libertà di stampa. Mathieu Galtier, che lavora per il quotidiano francese Liberation, è stato portato a forza in una stazione di polizia dove ha detto che gli agenti lo ha costretto a dare i dettagli dei suoi contatti a Terbourba, mentre un altro, Nadim Bouamoud, della Tunisia Review, ha subito la confisca del suo cellulare dalla polizia per impedire di condividere dei video delle manifestazioni.

Un fotografo dell’agenzia Epa ha documentato grandi folle di manifestanti, in rappresentanza di tutte le età, riuniti a Tunisi e impegnati in un confronto con la polizia.

Molti manifestanti avevano cartellini gialli, sul modello dell’ammonizione calcistica, per lanciare un avvertimento al governo.

Maddalena Ingrao