TUNISIA. I manifestanti chiedono lavoro e sviluppo. La polizia carica

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La polizia tunisina ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che chiedevano posti di lavoro a Metlaoui. I manifestanti hanno chiuso le strade e bruciato pneumatici per chiedere posti di lavoro dopo che la società statale di fosfati di Gafsa, la Cpg, ha pubblicato i risultati di una campagna di assunzioni, riporta Reuters. Nella città si vive profondamente un senso di ingiustizia ed emarginazione, affermano residenti, secondo cui i manifestanti chiedono solo occupazione e sviluppo. A Mdihla, nella stessa regione, i manifestanti si sono scontrati con la polizia in manifestazioni in cui si chiedevano posti di lavoro.

Il mese scorso sono scoppiate violente proteste in diverse città della Tunisia, a seguito degli aumenti di tasse e prezzi imposti il 1° gennaio dal governo, che cerca di ridurre il deficit di bilancio per raggiungere l’accordo con i donatori internazionali.

La settimana scorsa i disordini si sono attenuati dopo che il governo ha risposto, impegnandosi a stanziare aiuti supplementari per le famiglie povere e bisognose.

La disoccupazione tunisina si attesta al 15,6 per cento, salendo a circa il 30 per cento tra i giovani.

Una volta uno dei maggiori produttori mondiali di fosfati, la Tunisia ha visto diminuire la sua quota di mercato dopo la rivolta del 2011 contro l’allora presidente Zine El-Abidine Ben Ali. Da allora le proteste e gli scioperi hanno costantemente ridotto la produzione e hanno causato perdite per miliardi di dollari. Cpg è il principale datore di lavoro di Gafsa, una delle zone più povere della Tunisia. Quella della Tunisia è stata sempre salutata come l’unico successo democratico della Primavera araba: l’unico paese arabo a rovesciare un leader senza scatenare violenze diffuse o guerre civili. 

La Tunisia ha avuto nove governi dopo il rovesciamento di Ben Ali, nessuno dei quali è stato in grado di risolvere problemi economici del paese. L’economia è peggiorata da quando il settore del turismo è stato quasi spazzato via da un’ondata di attacchi militanti nel 2015 e deve ancora riprendersi nonostante il miglioramento della sicurezza.

Maddalena Ingrao