TUNISIA. Fajir Libya avrebbe finanziato il candidato in carcere: Nabil Karoui

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La campagna elettorale tunisina è sempre più interessante perché arriva in Libia e alle milizie islamiste di Fajir Libya, e crea disagio nell’unico candidato in circolazione: Kais Saied. 

Andiamo con ordine. 

Il candidato presidenziale tunisino Kais Saied ha manifestato il suo disagio perché il suo rivale, il magnate dei media Nabil Karoui è ancora in prigione, quasi tre settimane prima del ballottaggio presidenziale. Saied e Karoui hanno battuto i veterani tunisini della politica in quello che è stato percepito come un rifiuto delle forze che hanno dominato la Tunisia dalla rivoluzione del 2011.

«La situazione è scomoda per me e spero che sia liberato, ma l’ultima parola spetta alla magistratura», ha detto Saied in un’intervista alla televisione di stato. Ha poi aggiunto: «A differenza di altri. Non ho media da usare, non ho canali televisivi ….. non ho fatto una campagna elettorale» ha detto Saied. Poco conosciuto prima delle elezioni, è un professore di diritto costituzionale che ha condotto una modesta campagna elettorale senza pubblicità o finanziamenti, sposando opinioni sociali conservatrici e spingendo per un ritorno ai principi della rivolta del 2011, riporta Defence Web.

Il suo antagonista Nabil Karoui, figura nota ma controversa, è stato arrestato settimane prima delle elezioni in un caso di evasione fiscale e riciclaggio di denaro mosso tre anni fa da un organismo indipendente di controllo della trasparenza. È proprietario di un importante canale televisivo e fondatore di un grande ente di beneficenza al servizio dei poveri tunisini.

Accanto alle polemiche per la permanenza carcere di Karoui, il caso del tycoon tunisino, candidato dietro le sbarre per evasione fiscale, tocca anche la Libia e il finanziamento a gruppi terroristici.

Stando ad un ampia e documentata inchiesta del sito tunisino Kapitalis, Nabil Karoui sarebbe il consigliere di terroristi e estremisti libici, come Belhadj, ai quali avrebbe dato spazio sui suoi canali televisivi. Secondo quanto riferito, sul canale Nessma di proprietà di Karaoui, Belhadj e altri leader del LIFG o dei Fratelli Musulmani hanno avuto ampio spazio. 

Questo fatto è valso un’interrogazione parlamentare da parte della deputata Samia Abbou che ha accusato Karaoui di aver ricevuto tramite uno dei baroni del contrabbando, Chafik Jarraya, quattro milioni di dinari tunisini dalle milizie del LIFG, cioè da Fajr Libya e Belhadj. Quindi di fondo Karaoui non sarebbe poi quel muro contro l’estremismo e lo jihadismo che ha sbandierato tanto in campagna elettorale. 

Samia Abbou, nota figura politica tunisina e deputata di at-Tayyār ad-Dīmuqrāṭī, nello scorso giugno ha affermato che Nabil Karoui aveva percepito, attraverso il signore del contrabbando Chafik Jarraya, 4 milioni di dinari tunisini dai militanti islamici di Fajr Libia e dal loro leader Abdelhakim Belhaj. Questa donazione sarebbe rivelata da un documento presente nel casellario giudiziale di Chafik Jarraya, detenuto dal 24 maggio 2017 e arrestato per violazione della sicurezza pubblica, tradimento e intelligence con un esercito straniero, cioè Fajr Libia. Inoltre, prosegue Kapitalis, nel dicembre 2015 Chafik Jarraya, vicino a Belhaj, e Nabil Karoui avevano apparentemente preso parte alla firma di un accordo tra le parti in guerra in Libia.

Antonio Albanese