Tunisia: a un anno dalle elezioni è ancora caos

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parlamento tunisinoA circa un anno dalle elezioni, ancora difficile la situazione politico economica in Tunisia. Il sette ottobre, c’è stato un cambio della guardia alla guida della regione Sidi Bouzid, area centrale della Tunisia. Le proteste contro il governatore sono state feroci e Mohamed Mansouri Nejib, si è dimesso.

Hamadi Jebali, tunisino, a capo del governo provvisorio della Tunisia lo ha sostituito con Tlijani Amara, che era di stanza a Kebili. Le manifestazioni del 5 ottobre sono terminate tra lacrimogeni e bombe a gas lanciate dalle forze di polizia per sedare gli animi. Polizia che ha scortato il Governatore fuori dai confini della regione. Ma non è finita, il 9 ottobre quattro membri del partito “Ettakatol” (il Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà) ha annunciato le proprie dimissioni, senza informare il segretario generale del partito Mustapha Ben Jaafar. I quattro deputati: Selim Ben Abdessalem, Fatma Gharbi, Selma e Ali Ben Mabrouk Cherifa, hanno deciso di entrare nelle fila della  «corrente socialista dimissionaria» di Ettakatol, in seguito alla decisione della direzione del partito di continuare la alleanza con la coalizione (la troika). Uno dei dimissionari, Selim Ben Abdessalem, in una intervista radiofonica ha dichiarato che questa decisione è difficile da spiegare, «riflette un problema di democrazia interna al partito e in particolare il rifiuto di tutti i membri del partito Ettakatol di continuare a lavorare nella Troika». 
Non va meglio sul fronte economico, il 12 ottobre si sono riuniti i dirigenti d’azienda tunisina, nel bel mezzo della vertenza contrattuale con gli operai. I dirigenti delle imprese sono preoccupati perché è sbagliato e che le rivendicazioni dell’Unione generale dei lavoratori tunisini (UGTT), in termini di salari più alti e anche le politiche del governo, sono di tipo ansiongeno per l’economia. A dirlo è Ghariani Khalil, presidente della Commissione Affari Sociali dell’Unione Tunisina dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (Utica) che durante la sessione dei lavori ha affermato che «il sindacato dei datori di lavoro, crede nell’importanza di un aumento dei salari e ha offerto un aumento salariale del 5,5% a favore dei dipendenti del settore privato, mentre il snidato tunisino generale dell’Unione del lavoro (UGTT) ha proposto un aumento del 7%. «In effetti, la maggior parte delle aziende di vari settori sono in difficoltà e l’aumento del costo del lavoro mette ancor più in evidenza problemi esistenti: vale a dire l’aumento dei costi di produzione, i prezzi del carburante e aumento del consumo di acqua ed elettricità. Hichem Elloumi, Presidente del Comitato economico nell’ambito dell’organizzazione centrale ha affermato che «in quasi tutti i settori sono diminuite in modo significativo nel corso dei primi otto mesi dell’anno, le esportazioni,  comprese quelle del settore tessile scese all’11%». Dall’altro lato preoccupa secondo Elloumi, il valore reale degli investimenti nel corso del primo semestre del 2012 che non è superiore a 300 milioni di dinari. «Peggio, gli investimenti in Tunisia sono minacciati dagli investimenti paralleli che supera il 50% di ogni settore, attraverso reti di contrabbando». Khalil Ghariani ha ribadito che  «per promuovere gli investimenti bisogna principalmente garantire un ambiente sicuro, l’ambiente sociale e politico, nonché infrastrutture adeguate». Gli imprenditori viste le difficoltà economiche non hanno escluso una serrata delle attività. In effetti, Utica, il cui ruolo è quello di assicurare l’equilibrio economico «può essere usato per colpire come ultima risorsa, se il governo continua a non dare ascolto alle domande poste dagli imprenditori, mentre crisi si intensifica. Le risposte non sono all’altezza dei problemi», ha detto Khalil Ghariani. Per ora, l’incertezza continua ad aleggiare e nulla è stato fatto per alleviare il disagio. In questo senso, la signora Wided Bouchamoui, presidente di Utica, ha denunciato le campagne ai danni di Utica, quando l’organizzazione centrale sta lavorando per convincere un gran numero di investitori stranieri a non lasciare la Tunisia. L’opinione generale degli uomini d’affari tunisini è che questa crisi è più profonda rispetto al 2008.