TUNISIA. Ecco i candidati più importanti alle presidenziali del 15 settembre

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Le elezioni presidenziali tunisine del 15 settembre hanno un’affollata schiera di candidati, tutti in lizza per guidare la democrazia emersa dalle rivolte della “primavera araba” del 2011. Nel primo dibattito elettorale mai trasmesso in televisione, la sera del 7 settembre otto candidati sono saliti sul podio per impressionare gli elettori, riporta Asharq al Awsat.

Il presidente tunisino, per costituzione, ha un controllo diretto sulla politica estera e di difesa e può ostacolare la legislazione concordata dal parlamento. Un candidato ha bisogno della maggioranza dei voti per vincere. Se nessuno lo ottiene il 15 settembre, i due candidati con il maggior numero di voti passeranno a un secondo turno decisivo. Il governo scelto dal parlamento, per il quale le elezioni sono in arrivo il 6 ottobre, gestisce altri portafogli.

Abbiamo già visto le candidate alla presidenza, qui di seguito i maggiori candidiati uomini alle prossime elezioni.

Apriamo con il premier uscente: Yussef al Chahed. Come primo ministro dal 2016, Chahed ha effettuato una serie di severi tagli alla spesa pubblica attraverso un programma di prestiti del Fondo Monetario Internazionale volto a ridurre il grande debito pubblico tunisino.

È un ingegnere agricolo secondo cui il suo governo di coalizione ha allontanato la Tunisia dall’orlo del disastro economico, ma i sindacati dicono che i tagli alla spesa hanno indebolito l’economia e danneggiato i poveri. Ex membro del partito Nidaa Tounes, è entrato in contrasto con il figlio di Essebsi e ne è stato espulso, spingendolo a formare il proprio partito. Quest’estate ha rivelato che come molti altri tunisini, anche lui aveva la nazionalità francese, ma ha detto di averla abbandonata.

Segue Abdelfattah Mourou, 71 anni, uno dei fondatori del partito islamista moderato Ennahda, ed è il suo primo candidato alla presidenza. È un avvocato, ha preso le distanze dalle posizioni socialmente più conservatrici del partito e l’ha abbandonato nel 1991 dopo che Ennahda non ha chiaramente condannato un attacco degli islamisti. È rientrato nel partito dopo la rivoluzione del 2011 ed è accusato dall’opposizione di avere credenze più conservatrici. Mourou può contare su una solida schiera di elettori che hanno sostenuto Ennahda nelle elezioni sin dalla rivoluzione, mentre i partiti laici si sono costantemente riformati sotto diversi leader e nomi.

Magnate dei media Nabil Karoui, 56 anni, è un candidato sì ma è in carcere dopo essere stato arrestato ad agosto con l’accusa di riciclaggio e frode fiscale. Karoui ha negato le accuse e il suo partito dice che fanno parte di una cospirazione antidemocratica dell’establishment politico per tenerlo fuori dal potere. È un membro di Nidaa Tounes, nel 2017 lo ha abbandonato e ha fondato un’associazione benefica per combattere la povertà. L’opposizione lo accusa di aver usato sia il suo canale televisivo Nesma che la sua associazione caritatevole per promuovere le sue personali ambizioni politiche e ad l’ente tunisino che sovrintende ai media ha chiesto che Nesma fosse oscurato, per aver violato le regole del broadcasting.

Abdelkarim Zbidi, 69 anni, si presenta come al di sopra della politica di partito e delle lotte intestine che, secondo lui, hanno frenato le riforme economiche degli ultimi anni, e dice che cambierà la costituzione per risolvere la situazione di stallo tra la presidenza e il parlamento. È stato due volte dal 2011 ministro della Difesa, prima in un gabinetto guidato dagli islamisti di Ennahda e poi sotto la guida di Chaded. Amico intimo del defunto Essebsi, gode dell’appoggio di partiti laici tra cui Nidaa Tounes.

Mehdi Jomaa, 57 anni, è un ex primo Ministro che ha lavorato per le grandi compagnie petrolifere francesi Total e altre aziende occidentali. Il suo governo tecnico 2014-15 ha sostituito un governo guidato da Ennahda durante un periodo di polarizzazione tra laici e islamisti.

Antonio Albanese