Tunisia sull’orlo del baratro

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TUNISIA – Tunisi 16/10/2013. Le dimissioni del governo tunisino potrebbero richiedere più tempo del previsto stante le discordanti dichiarazioni di governo di opposizione.

Il primo ministro Larayedh ha dichiarato che quattro condizioni determineranno la fine del governo mentre l’ alleanza di opposizione prepara proteste a livello nazionale contro il governo per la prossima settimana. Il 5 ottobre, le due parti hanno firmato un accordo per sostituire il governo in meno di un mese.

Larayedh ha detto in un’intervista televisiva che Ennahda lascierà il potere solo se la costituzione della Tunisia sarà ratificato, la Commissione elettorale riformata, nuove leggi elettorali entreranno in vigore, e verrà fissata una data per le elezioni parlamentari e presidenziali. L’alleanza di opposizione ha accusato il governo di ritardare i negoziati e di essere intenzionato a restare al potere. Sta esortando tutti i tunisini in tutte le regioni, soprattutto nella capitale «per prendere parte ad una massiccia manifestazione il 23 ottobre per chiedere la nomina di un governo competente». Il Primo ministro ha detto che queste condizioni, una volta impostate, faciliteranno la transizione del potere, perché il paese «non è in grado di gestire a lungo le dimissioni del governo». Ha poi detto che «non c’è ancora un tempo definito» per le loro dimissioni, contraddicendo l’accordo che prevede un limite di tre settimane. Ennahda vuole stabilire un dialogo nazionale prima di poter cominciare a considerare le dimissioni. I partiti di opposizione stanno insistendo sul fatto che il dialogo nazionale dovrebbe iniziare il 19 ottobre, poiché continuano le riunioni preparatorie. Le tensioni politiche tra i partiti di opposizione “laici” e il governo sono iniziate a luglio 2013 e si sono placata alla firma dell’accordo. In risposta alle richieste dell’opposizione, Larayedh ha detto che applicare «la tabella di marcia alla lettera» non è possibile perché «non vi figura un’agenda chiara per gli sviluppi futuri». Le tensioni potrebbero aumentare di nuovo in Tunisia dopo simili dichiarazioni del Premier.