TUNISIA. Chiesta la revisione del “Mammellone” mediterraneo

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Ore di intensa attività del Distretto della Pesca e Crescita Blu. Un gruppo di imprenditori è stato accompagnato in Oman dal Presidente Giovanni Tumbiolo al seguito della delegazione italiana guidata dal Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, On. Vincenzo Amendola, in occasione del Business Forum Italia-Oman.

Subito dopo, la delegazione è volata a Tunisi dove il numero uno del Distretto Siciliano ha incontrato vari esponenti delle Istituzioni tunisine (nella seconda foto: da sx Primo Ministro Tunisino Youssef Chahed, Ministro Pesca Tunisia Samir Taieb e Giovanni Tumbiolo) con il fine di rafforzare la cooperazione transfrontaliera in campo marittimo per sostenere le buone pratiche di vicinato fra la Tunisia e la Sicilia.

Tumbiolo ha avuto una lunga interlocuzione con il Presidente del Parlamento Europeo On. Antonio Tajani ed il suo staff, in missione a Tunisi, presso la residenza dell’Ambasciatore d’Italia in Tunisia Raimondo De Cardona.

Le richieste che, a nome del Coordinamento Filiera Ittica Mazara, Tumbiolo ha rimarcato, sono finalizzate a limitare il contenzioso in atto fra Italia e Tunisia a causa dei continui sequestri di pescherecci siciliani nel cosiddetto “Mammellone” (un’ampia zona, a sud di Lampedusa e a est delle coste della Tunisia e delle Isole Kerkennah, riconosciuta ed istituita bilateralmente come area protetta alla pesca). Negli ultimi mesi si è assistito ad un rinnovato, quanto pericoloso, ricorso alle armi da parte delle Autorità Militari Tunisine.

«Ciò rischia» dichiara Tumbiolo «di incrinare seriamente le relazioni fra i due Paesi, che nella realtà dei fatti sono eccellenti sotto tutti i punti di vista. C’è però una spina nel fianco nei rapporti fra Italia e Tunisia, è una spina di pesce. Bisogna lavorare insieme con molta buona volontà per togliere questa fastidiosa spina. Bisogna rivedere la delimitazione dell’area di protezione istituita da 50 anni. Le mutate condizioni morfologiche ed i risultati raggiunti impongono una semplificazione attraverso una nuova delimitazione dell’area protetta e soprattutto le regole gestionali, finalizzando ciò al migliore rispetto dell’ambiente, alla rigenerazione delle risorse marine secondo i principi della Blue Economy, ma soprattutto per rafforzare la cooperazione marittima ad ogni livello. Ciò è indispensabile a prevenire incidenti che rischiano di inficiare il difficile, complesso, cammino che l’Europa, l’Italia, la Sicilia e la Tunisia hanno intrapreso su molti fronti».

Redazione