Transnistria ad un passo dalla svolta

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Sono passati venti anni da quando, sempre inPrimavera, si consumò un dramma nazionale nella neonato Moldavia, Stato ex sovietico situato tra Romania e Ucraina: le rive del fiume Dnestr (o Nistro) furono insanguinate da una furiosa guerra civile nata dal timore della parte di etnia russa (Transnistria, capitale Tiraspol) che la parte moldava di etnia rumena si federasse con la Romania. Col tacito accordo di Mosca la XIV armata russa si schierò nell’area, facendosi passare l’operazione per una missione di peacekeeping, e facilitò la nascita della repubblica di Transnistria. Il prezzo in vite umane del conflitto era stato alto: più di mille persone morirono in uno scontro civile che durò dal marzo al luglio del 1992.

Da allora una sorta di sospensione si è verificata nell’area: sospensione politica interna e internazionale: nonostante i numerosi accordi saltati all’ultimo e le minacciate ritorsioni, vent’anni sono trascorsi senza che altro sangue sia stato versato fino al capodanno 2012.

Il tragico episodio ha riportato a galla la questione proprio nel momento in cui sono cambiati i vertici politici di entrambe le parti.

Una coalizione pro Ue ha la maggioranza in Parlamento e ha in calendario una serie di riforme per uscire dall’impasse politico ed economico in cui si trova il Paese, questione transnistriana inclusa.

Nella Transnistria, un giovane presidente di solo 42 anni, Yevgeny Vasilyevich Shevchuk, ha rimpiazzato i vecchi candidati aprendo al dialogo con l’altra sponda.

La copresidenza Ocse lituana e irlandese ha messo insieme le due parti e i loro sostenitori (Russia, Ucraina, Ue e Usa) per trovare una soluzione soddisfacente.

La Transinistria si presenta come un caso di facile soluzione e come un test per un nuovo quadro di relazioni di sicurezza nell’area;per questo motivo Angela Merkel e Nicholas Sarkozy, ancheper ragioni politiche interne, si sono fatti promotori di nuove iniziative volte alla riconciliazione. Riconoscendo il ruolo centrale di Mosca, il cancelliere Merkel ha offerto alla Russia, in cambio della soluzione del conflitto, un dialogo bilaterale sulla sicurezza che bloccherebbe il traffico di armi, uomini e altri di tipi di contrabbando che caratterizzano oggi la regione consentendo all’Ue di poter monitorare l’economia sommersa transnistriana. A ciò si aggiunge la possibilità concreta per l’Ue di poter far dimenticare gli scacchi recenti nel quadrante: la Moldava potrebbe diventare un probabile candidato solo se sistemale cose con Tiraspol.

Per la Russia la regione contesa sarebbe un avamposto di dichiarata fedeltà e un blocco all’espansione della Nato nella regione del Mar Nero.

La flotta del Mar Nero e la XIV armata ricordano, inoltre, alla recalcitrante Ucraina che la Russia è molto vicina. Simbolo ne è la nomina, fatta dal neoeletto Putin, del nazionalista Dimitry Rogozin come inviato presidenziale russo per la Transnistria. La sua nomina ricorda a tutti i moldavi la Seconda guerra mondiale quando la Romania, Paese dell’Asse, occupò una parte del territorio allora sovietico perseguitandovi russi, ebrei e altre etnie che vivevano lì.

Inoltre il contribuente russo medio è stanco di dover pagare circa 30 milioni di dollari annui di aiuti e di avere un credito, non esigibile, di 3 miliardi di dollari per le forniture di gas all’area.

Con un’adeguata rappresentanza della minoranza di Tiraspol, la difesa degli interessi economici e la proibizione alla Nato di espandersi nell’area, la Russia potrebbe acconsentire alla riunificazione.

Ufficialmente solo garante Ocse della riunificazione, l’Ucraina beneficerebbe della riunificazione perché le vie del contrabbando passerebbero per altri percorsi consentendo un risparmio di risorse notevole, oltre che alla fine della presenza russa nell’area. Inoltre nel 2012 l’Ucraina presiederà l’Ocse e quindi potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella questione.

Ci sono tutti i segnali per poter porre termine a questo conflitto dimenticato nel cuore dell’Europa, basterebbe solo non lasciare le nuove leadership dei Paesi coinvolti a se stesse e prive di sostegno internazionale.