Tra guerra e terrorismo si muove l’incertezza contemporanea

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di Antonio Albanese 13/11/2016. «“Senza essere un apostolo della pietà e pur riconoscendo la necessità biologica della sofferenza nell’economia della vita umana, tuttavia non si può fare a meno di condannare la guerra nei suoi fini e nei suoi mezzi e di aspirare alla cessazione delle guerre” scrive Freud» Apriamo il commento a questo testo con le parole di Sigmund Freud, padre della psicanalisi, che Antonella Marchisella, autrice di “Oltre la luna a Fallujah. Terrorismo internazionale: riflessioni e approfondimenti” (nella foto), inserisce nell’introduzione che apre questa interessante collettanea di interviste che Marchisella ha effettuato tra i 2014 e sul 2016 sui temi del terrorismo contemporaneo islamico. Si tratta di un percorso ideale che guida il lettore a chiedersi, come Freud, se quello che vediamo e tocchiamo sia reale e se il senso di sicurezza in cui viviamo in realtà non sia fittizio: «così moderni e all’avanguardia, abituati a cullarci nelle nostre case e ad apprendere le storie di guerra quasi esclusivamente dai libri di scuola, ci ritroviamo in questi tempi così attuali ad essere coinvolti e immersi nelle peggiori espressioni di mancata civiltà e fratellanza, fra continue notizie di attacchi terroristici e angherie di ogni sorta alla ribalta delle cronache. È estremamente importante riuscire a comprendere cosa effettivamente si possa provare con una guerra in atto, al di là dei piani strategici di pochi, che cosa un popolo possa realmente provare devastato dalla guerra, seppure scaturita talvolta da nobili ragioni. Ammesso che una guerra possa derivare da ragioni nobili». Ed ecco che Marchisella lumeggia il lato umano del bellum con tutta la precarietà socioeconomica su cui si innesta quella “bellica” declinata in diversi modi «Siamo immersi in un’escalation di tensioni internazionali talvolta difficili da interpretare, il mutamento nella transizione, in cui si ricercano cause arcaiche e nel bel mezzo di questa ricerca prende linfa, in concomitanza, l’incertezza per il futuro. Sono tante le domande che ci potremmo porre sulla guerra, per alcuni necessaria a ristabilire i giusti equilibri, secondo altri un atto di vanità per imporre la propria supremazia, potenza e potere sugli altri popoli, ma in tutti i casi un moto distruttivo umano che ha delle pesanti conseguenze nelle dinamiche di vita e di socialità».
Marchisella può essere contattata per ulteriori approfondimenti a: temicontemporanei@libero.it