TPP ormai fatto

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STATI UNITI D’AMERICA – Atlanta 05/10/2015. I ministri del Commercio dei paesi del Pacifico hanno raggiunto un accordo sulla più ampia liberalizzazione del commercio, che taglierà in poco tempo le barriere commerciali e stabilirà standard comuni per 12 paesi.

Secondo Chanel News Asia, i leadersarebbero pronti ad annunciare il patto nella serata del 5 ottobre. L’accordo potrebbe rimodellare le industrie ed influenzare tutto: dal prezzo degli alimentari al costo della sanità. Il trattato Trans-Pacific Partnership riguarderebbe il 40 per cento dell’economia mondiale e potrebbe essere un traguardo che dovrà essere ratificato dai diversi paesi, negli Usa dal Congresso ad esempio. L’accordo Tpp ha avuto una storia controversa a causa dei negoziati segreti che li hanno caratterizzati e le proteste di diverse lobby che andavano dai lavoratori automobilistici messicani ai produttori di latte canadesi. La fase finale dei negoziati di Atlanta, iniziati il 30 settembre, si erano impantanati sul monopolio di farmaci biotech, fino a quando Stati Uniti e Australia non hanno trovato un compromesso. Infatti anche se il complesso accordo stabilisce programmi di riduzione tariffaria su centinaia di articoli la questione della durata dei monopoli assegnati agli sviluppatori biotech. Gli Stati Uniti avevano chiesto 12 anni di protezione per incoraggiare le aziende farmaceutiche ad investire in costosi trattamenti biologici; Australia, Nuova Zelanda e una serie di gruppi di tutela della salute pubblica avevano chiesto un periodo di cinque anni, per abbattere i costi dei farmaci e l’onere per i programmi medici sovvenzionati dallo stato. I negoziatori hanno concordato un compromesso sulle condizioni minime deludendo la statunitense Biotechnology Industry Association di Washington, che si è detta «molto delusa» dalla notizia dell’accordo: «Noi esamineremo con attenzione l’intero accordo TPP una volta che il testo verrà rilasciato dai ministri», ha detto la lobby dell’industria in un comunicato. Accanto al biuotech, altra questione spinosa è stata quella del latte e dei derivati; delle auto e dei requisiti del settore per il “duty free”. Si sarebbe optato per il quadro in vigore nel Nafta, contenuto locale del 62,5%, ritenuto il volano del boom del settore auto in Messico. L’accordo stabilisce anche norme minime per questioni che vanno dai diritti dei lavoratori alla protezione dell’ambiente.