Lo sviluppo di Timor est

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TIMOR EST – Dili 22/03/2015. La cooperazione bilaterale di Timor Est con la Cina sta aumentando ed è un «importante partner», da quando il paese è diventato indipendente, ma il nuovo primo ministro Rui Maria de Araujo (nella foto) ha detto che non vede problemi provenienti questa vicinanza.

Parlando a Channel NewsAsia de Araujo ha respinto le preoccupazioni che la Cina stia avendo troppa influenza sulla sua piccola nazione. «Noi optiamo per l’impegno politico non-allineato. Siamo amici di tutti», ha detto, «Ma la cosa più importante in un rapporto è il reciproco vantaggio e il rispetto reciproco. Questo è il principio che seguiremo». De Araujo ha anche riaffermato il desiderio di Timor Est di diventare membro dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Asean). «Stiamo dando vita a meccanismi legali e quadri politici che permettano di beneficiare l’economi locale oltre che gli investitori». De Araujo ha dichiarato la sua intenzione di trasformare il governo di Timor Est da un «gigante dai piedi d’argilla» in una entità «più snella, più professionale, più tecnica e meno politicizzata». La più grande preoccupazione agli occhi del premier è la burocrazia: «Abbiamo 32mila dipendenti pubblici in un paese di 1,2 milioni di persone. Non è troppo grande, ma non sta mostrando segni di efficienza (…) Dobbiamo anche tenere presente il fatto che lo sviluppo sociale nel paese dipende dagli investimenti statali e sarà ancora così per i prossimi cinque – 10 anni. Se lo stato è il principale investitore nello sviluppo del paese, la burocrazia dovrà essere efficiente, competente e in grado di fornire il tipo di servizi richiesti». Il primo ministro ha detto che sono allo studio piani per una revisione globale del servizio civile. «Il nostro obiettivo è migliorare la qualità del servizio offerto alla comunità (…) Dovremo rivedere la normativa precedentemente approvata. Vogliamo avere un servizio pubblico più piccolo, ma più efficiente in modo da gestire al meglio le risorse statali». La corruzione è stato anche un problema per Timor Est: il paese si classifica al 133 posto su 175 nell’Indice di percezione della corruzione di Transparency International. Anche se de Araujo ha detto che il suo paese vuole avere «governo pulito», ha ammesso che si tratta di una sfida: «Uno dei grandi problemi che abbiamo è che i controlli interni sono piuttosto deboli (…) Stiamo iniziando a mettere in atto importanti controlli interni nella pubblica amministrazione. Abbiamo dato vita a organismi come la Commissione anti-corruzione e stiamo lavorando anche al sistema giudiziario (…) È un grande compito, ma con l’ambiente politico attuale e la squadra che abbiamo, sono fiducioso che saremo in grado di modificare anche quel settore».