TI: corruzione endemica nella Difesa africana

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GERMANIA – Berlino 27/01/2016. Il rischio corruzione nel settore della Difesa africana è di livello medio-alto, secondo un nuovo rapporto di Transparency International (Ti).

Esiste infatti un grande problema legato alla mancanza di controlli sulle spese militari, e alla corruzione sulle operazioni, dati che aggravano l’insicurezza,

Nel suo Government Defence Anti-Corruption Index 2015, i risultati per l’Africa è stato che, nonostante l’aumento della spesa della difesa in molti stati, non si è rafforzato la sicurezza dello stato. I 47 paesi presi in esame nella relazione di Ti per l’Africa ha speso circa 40 milioni di dollari nel settore militare durante il 2014, circa il 0,02% della spesa militare globale. Negli ultimi dieci anni, 2 su 3 paesi africani hanno aumentato considerevolmente le loro spese militari, con una spesa totale della Difesa in tutto il continente in crescita del 91% dal 2005.

Ti aggiunge che quasi il 40% dei paesi esaminati non pubblica i suoi bilanci della difesa ; quello che forniscono sono solo cifre aggregate. Per quanto riguarda gli appalti, Transparency International ha detto che in quasi il 70% dei paesi presi in esame, non vi è alcuna prova che le decisioni siano basate su una strategia nazionale o sull’analisi dei requisiti di sicurezza nazionale. Tra i paesi esaminati, 20 non avevano una legislazione formale sull’approvvigionamento del settore Difesa e sicurezza. Tra i paesi che hanno una normativa rilevante, solo in 13 paesi ci sono meccanismi di controllo. Inoltre in questi paesi, sebbene la spesa per la difesa sia in aumento, la capacità istituzionale è in ritardo. Gli scarsi controlli sul personale e la manipolazione dei sistemi di pagamento e degli stipendi stanno corrodendo l’efficacia militare: «I meccanismi per il controllo della corruzione da parte del personale della difesa sono generalmente deboli in tutta la regione (…) In totale, 34 su 47 Stati africani presentano notevoli carenze nella chiarezza e trasparenza dei loro sistemi di pagamento (…) In quasi l’80% dei paesi presi in esame, il numero di personale civile e militare non è noto o è impreciso». 

Transparency International ha evidenziato alcuni esempi di forze militari che si mettono in affari: in Ghana, le forze armate hanno iniziato ad far funzionare la propria banca nel 2013; membri delle forze di difesa della Tanzania sono coinvolti nel commercio di zanne di elefante; e in Somalia, ci sono forti prove che il personale militare abbia messo in vendita le armi anche direttamente ad Al Shabaab. Ti ha rilevato che solo il Ruanda e la Tunisia fanno pubblicamente campagne anti corruzione; in 15 paesi, l’opinione pubblica ritiene che l’establishment della difesa sia indifferente alla lotta contro la corruzione, mentre nei restanti 23 paesi studiati, il pubblico considera simili sforzi insufficienti. Una delle principali conclusioni della relazione di Ti è che la corruzione sta minacciando il successo delle operazioni africane di peacekeeping, come quelle in Somalia, Darfur e nella Repubblica Centroafricana. Infine, Ti ha scoperto che le esportazioni internazionali di armi fanno profitto dall’insicurezza: ad esempio, la Francia e la Russia hanno accelerato la corsa agli armamenti tra l’Algeria e il Marocco; la Cina continua a fornire armi al Sud Sudan, a quanto pare in cambio di petrolio; e la Cina ha fornito armi allo Zimbabwe e alla Repubblica democratica del Congo, colpite dagli embarghi decretati dall’Ue.