THAILANDIA. Reti da pesca diventano maschere antiCovid

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Non sempre il male viene per nuocere. Il Covid 19 nel mondo ha portato anche a tanta creatività. Ha dato vita a una spasmodica attività nel riciclo, come se la coscienza popolare, si fosse risvegliata alla salvaguardia del pianeta. Come se il millennio fosse realmente finito dal momento in cui si è dichiarata la pandemia mondiale.

L’ultimo esempio, in termini di tempo, del riciclo viene dalla Thailandia che ha colto due piccioni con una fava: trasformare le vecchie reti da pesca in maschere anti Covid. A darne notizie la testata qatarina al Jazeera.

La Tailandia si trova nel sud-est asiatico al confine con il Mare delle Andamane a ovest e il Golfo di Thailandia a est. Conta 394.000 km² di superficie e una superficie d’acqua totale di 319.750 km² (FAO, 2018). La Tailandia ha 25 bacini fluviali con 254 bacini secondari, e i due principali sistemi fluviali sono il fiume Chao Phraya e il fiume Mekong. La popolazione del paese nel 2015 era di 67,96 milioni e il PIL era di 386.674 milioni di dollari, il PIL pro capite a 5.814,77 dollari e il PIL della pesca a 2.947 milioni di dollari.

Il pesce è la fonte primaria di proteine animali per la maggior parte della popolazione thailandese, in particolare quelle nelle province costiere. Nel 2016 il consumo di pesce è stato di 33,73 kg / capite / anno, superiore al consumo delle altre tre principali materie prime proteiche animali, vale a dire: maiale, manzo e pollo. Ci sono oltre 650.000 persone impiegate negli allevamenti ittici e nelle industrie connesse (400.000 nell’acquacoltura di acqua dolce, 78.000 nell’acquacoltura di acqua salmastra e 184.000 negli impianti di trasformazione).

Per questo la Thailanda è uno dei maggiori paesi inquinanti di oceani. Dei otto milioni di pezzi di plastica entrano negli oceani del mondo ogni anno la Thailandia è uno dei maggiori contribuenti soprattutto in termini di produzione della plastica.

Ora, grazie a una unione tra enti benefici e aziende private si è dato vita a una impresa per per riciclare le reti danneggiate dei pescatori. Invece di smaltire queste reti vengono convogliate, lavorate e trasformate in oggetti, in prodotti usati per combattere la diffusione del coronavirus.

Maddalena Ingroia