THAILANDIA. Nuovi attori irrompono nel mercato del gas di Bangkok

95

Il settore energetico thailandese, in gran parte monopolizzato, sta vedendo l’insorgere di un nuovo operatore privato che potrebbe dare filo da torcere alla statale Ptt. Il governo ha concesso alla Gulf Energy Development Plc di Bangkok le licenze per importare 1,7 milioni di tonnellate all’anno (mtpa) di gas naturale liquefatto, si legge in un comunicato della società del 21 maggio.

Una licenza per 1,4 mtpa è stata anche rilasciata a Hin Kong Power Holding, ha detto Gulf in una dichiarazione separata lo stesso giorno. Gulf detiene il 49% di Hin Kong Holding, mentre la società di energia e infrastrutture Ratch Group detiene il 51%, riporta Asia Times. Gulf ha aggiunto che la sua licenza sarà utilizzata per fornire Gnl a 19 dei suoi piccoli progetti energetici di Hin Kong. La licenza di Hin Kong sarà utilizzata per fornire combustibile per una centrale elettrica da 1.400 MW.

La rivelazione di Gulf avviene nel mezzo di un incremento operativo sia in patria che all’estero, anche sviluppando centrali elettriche nel Vietnam e nel Laos. Ha anche in programma di importare Gnl per i progetti energetici proposti in Vietnam.

Ad oggi, Gulf ha operato come holding con un portafoglio di produzione di energia elettrica, vapore, acqua refrigerata e attività correlate. Gulf diventa la seconda azienda thailandese a ottenere una licenza di importazione di Gnl dal governo, dopo l’approvazione dell’Autorità per la produzione di energia elettrica della Thailandia, Egat, nel 2018. 

Oltre il 60% dell’energia del regno deriva dal gas naturale, in gran parte estratto dal Golfo di Thailandia; circa il 20% dell’energia è ancora derivato dal carbone. In futuro, il Paese continuerà a dipendere fortemente dal gas, soprattutto per il settore energetico e per l’industria, ma una quota crescente di questo gas sarà sotto forma di Gnl importato.

I prezzi del Gnl nella regione dell’Asia-Pacifico, che ospita circa due terzi della domanda globale di GNL, sono ai minimi storici, in un contesto di massiccia eccedenza dell’offerta dovuta sia ai nuovi impianti di produzione negli Stati Uniti e in Australia, sia alla distruzione della domanda causata dalla pandemia di Covid-19.

Graziella Giangiulio