Bavaglio stretto sui giornali thailandesi

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THAILANDIA – Bangkok 03/04/2015. Il capo della giunta militare della Thailandia il 3 aprile ha annunciato la chiusura dei mass media critici del governo dopo la crescente reazione internazionale contro la sua decisione di sostituire la legge marziale, con nuovi poteri per mantenere l’autorità assoluta nel paese.

Lamentandosi dei media critici del suo regime, il primo ministro Prayut Chan-o-cha ha ordinato ai media di punta di allinearsi o di essere pronti ad affrontare le conseguenze di una simile posizione. «Io li chiudo solo quando non dicono le cose buone fatte. Non intendo chiudere nessuna pubblicazione, ma chiedo di scrivere in un buon modo. Se non lo sarà, lo dovrò fare» ha detto Prayut ha detto nel corso di una visita a un collegio militare a Bangkok. Prayut ha tolto ufficialmente la legge marziale il 1 aprile, 10 mesi dopo la conquista del potere con un colpo di stato a maggio 2014; la legge marziale è stata sostituita da un nuovo ordine esecutivo che concede ampi poteri ai militari. Tra le nuove regole c’è una disposizione secondo cui i militari possono fermare la pubblicazione o la presentazione di qualsiasi notizia che ritengono possa essere «causa di paura sociale o di informazioni distorte». Anche se la libertà dei media sono state frenate dal colpo di stato, quattro organismi che rappresentano i media thailandesi locali hanno condannato la nuova legge sulla stampa dicendo che le misure «interferiscono con i diritti e le libertà delle persone e dei media molto di più di quanto ha fatto la legge marziale». Nei provvedimenti è presente il divieto di riunioni politiche per gruppi di più di cinque persone, i militari si riservano il diritto di arrestare, detenere e perseguire le persone per crimini legati alla sicurezza nazionale o coloro che ricadono nell’ambito delle leggi sulla diffamazione; i civili saranno processati nei tribunali militari per la sicurezza nazionale ma potranno fare appello ai tribunali superiori.