THAILANDIA. Dati biometrici per comprare una sim card

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A partire dal mese di dicembre, acquistare una sim card in Thailandia sarà più complicato. Saranno necessarie delle scansioni del volto o il rilascio di impronte digitali per acquistare sim card nel paese: dal mese di dicembre saranno in vigore, infatti, nuove norme tese a reprimere la frode elettronica e ad incoraggiare il mobile banking.

Il nuovo sistema biometrico, sulla scia di quanto già accade in Bangladesh, Arabia Saudita e Pakistan, inizierà il 15 dicembre, secondo l’Autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni.

La Commissione nazionale per le trasmissioni radiotelevisive e le telecomunicazioni, Nbtc, riporta Channel News Asia, ha fatto sapere che «entrando nell’era digitale, il denaro ora è legato ai servizi mobili. Così facendo, la fiducia nei sistemi bancari o nei sistemi di pagamento mobili sarà migliorata».

Le scansioni del volto e delle impronte digitali saranno abbinate ai dati governativi collegati alle carte d’identità nazionali thailandesi, per evitare il rilascio di dati falsi e per tutelare la sicurezza bancaria.

I turisti dovranno, inoltre, fare anche loro le scansioni del volto, se vorranno acquistare una sim card, e il metro di paragone sarà la fotografia presente nel loro passaporto.

La Thailandia ha lanciato un progetto pilota in giugno durante una insurrezione avvenuta nel regioni meridionali in cui i ribelli malesi hanno utilizzato telefoni cellulari per innescare bombe.

Dopo il test di prova, assicura la Nbtc, simili misure sono state gradite dalla popolazione e anche dalle forze di polizia.

La mancanza di regolamentazione nel mercato tailandese delle sim card era stata evidenziata a giugno, quando la polizia aveva arrestato tre cinesi che erano riusciti ad acquistare quasi 400 mila sim card thailandesi, per un’operazione di “click farm”, una truffa telematica.

Il trio aveva detto, agli agenti di polizia che li hanno arrestati, di essere stati assunti da aziende cinesi per dare impulso ad un certo numero di prodotti attraverso centinaia di smartphone che avevano collegato a dei computer.

Maddalena Ingroia