TERRORISMO. Se i talebani sono al primo posto per attentati, il Sahel segue da vicino

63

Quasi 8.500 attacchi terroristici hanno avuto luogo nel 2019, uccidendo più di 20.300 persone di cui circa 5.460 erano autori identificati e 14.840 erano vittime, secondo uno studio pubblicato questa settimana dal National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism, Stsrt, dell’Università del Maryland, parte del suo Global Terrorism Database, Gtd, ripreso da Fox News.

Nonostante i colloqui che venivano tenuti a Doha tra Emirato Islamico e Stati Uniti per un “accordo di pace” in Afghanistan, firmato a febbraio, è stato registrato il più alto numero di attacchi durante tutto il 2019, con una tendenza al rialzo rispetto al periodo precedente. Secondo i dati, il numero di attacchi terroristici in Afghanistan è aumentato del 2 per cento tra il 2018 e il 2019, e il numero di vittime uccise in attacchi effettuati dai Talebani è aumentato del 9 per cento tra il 2018 e il 2019. Il numero di decessi degli autori degli attacchi è diminuito del 31 per cento e il numero delle vittime è aumentato del 9 per cento.

«Mentre i Talebani erano impegnati in colloqui di pace con gli Stati Uniti, l’Afghanistan ha subito il 21% di tutti gli attacchi terroristici nel mondo nel 2019, e il 41% di tutte le persone uccise in attacchi terroristici (compresi gli aggressori) nel 2019 sono state uccise in Afghanistan (…) I Talebani in Afghanistan sono stati responsabili di più attacchi terroristici nel 2019 di qualsiasi altro gruppo con un ampio margine, e questi attacchi hanno causato più morti dei successivi dieci gruppi più letali messi insieme», si legge nello studio Start.

L’Afghanistan ha registrato la maggior parte degli attacchi, il 21 per cento, seguito poi dallo Yemen, 9 per cento, dall’Iraq , 8 per cento, dall’India, 7 per cento, dalla Nigeria, 6 per cento e dalle Filippine, 5 per cento. Pakistan e Somalia sono entrambi al 4 per cento, seguiti da Siria, Repubblica Democratica del Congo e Colombia al 3 per cento e Nepal e Burkina Faso al 2 per cento.

Dopo i Talebani, tra i gruppi che hanno aumentato la violenza terroristica nel 2019 vi sono anche gli Houthi nello Yemen (aumento del 55 per cento degli attacchi; aumento dell’11 per cento delle morti totali; aumento del 54 per cento delle vittime), Boko Haram (aumento del 43 per cento degli attacchi); 47 per cento di aumento dei decessi totali; 37 per cento di aumento dei decessi delle vittime); e il Partito comunista nepalese-maoista-Chand (148 per cento di aumento degli attacchi totali; sette persone sono state uccise nel 2019, compreso un colpevole, rispetto a zero nel 2018).

Nel 66 per cento di tutti gli attacchi terroristici avvenuti l’anno scorso sono stati identificati gli autori. Inoltre, in 59 attentati «sono stati identificati il singolo o i singoli autori, ma non si sapeva se fossero affiliati a un determinato gruppo o organizzazione (…) Ciò rappresenta una diminuzione del numero di attacchi perpetrati da persone non affiliate, che ha raggiunto il picco di 102 nel 2017. Anche la letalità degli attacchi perpetrati da persone non affiliate è diminuita, passando da oltre 200 vittime uccise nel 2016 a 98 nel 2019», osserva il rapporto.

Ma se da un lato l’analisi ha concluso che c’è stato un calo complessivo degli attacchi terroristici a livello globale, dall’altro ha rilevato un aumento del terrorismo in diversi Paesi africani e un aumento del «terrorismo a sfondo razziale ed etnico (…) Nel 2019 sono emerse diverse importanti tendenze nei Paesi africani, tra cui la Nigeria, dove la violenza terroristica è complessivamente diminuita a causa della riduzione degli attacchi degli estremisti Fulani, ma la violenza terroristica portata avanti da Boko Haram è aumentata (…) Boko Haram ha anche aumentato l’attività terroristica in Camerun, Ciad e Niger». Inoltre, il Mali ha visto una diminuzione del 16 per cento degli attacchi nel 2019, ma un aumento del 41 per cento delle morti totali a causa di molteplici (6) attacchi terroristici di massa in cui sono state uccise più di 30 persone, rispetto allo zero degli anni precedenti».

Antonio Albanese