Ricongiungimento familiare e terrorismo in Israele

16

ISRAELE – Gerusalemme 04/06/2016. Un comitato congiunto della Knesset Affari esteri e Difesa e degli Affari interni e Comitati Ambiente ha raccomandato che il plenum dell’assemblea estenda di un altro anno le norme emergenziali sul ricongiungimento familiare in Israele.

La legge del 2003, riporta Jni.Media, approvata al culmine della seconda Intifada, limita la capacità dei residenti di Iran, Afghanistan, Libano, Libia, Sudan, Siria, Iraq, Pakistan, Yemen, Cisgiordania e Striscia di Gaza di ottenere automaticamente lo status legale di cittadino d’Israele automatico per i cittadini stranieri che sposano cittadini israeliani. La richiesta è stata oggetto di un braccio di ferro tra la Corte Suprema, che aveva proibito di rendere la prestazione permanente, e la Knesset, che aveva votato per estendere le regole temporanee di emergenza per ogni anno a partire dal 2004. In vista del relativo voto di quest’anno, il Comitato misto ha audito esperti e funzionari della sicurezza. Per lo Shin Bet, coloro che cercano il ricongiungimento con i familiari in Israele rappresentano un rischio per la sicurezza a causa della possibilità che si tratti di spie o di terroristi. Secondo lo Shin Bet, 104 cittadini o residenti legali ammessi in Israele grazie alle norme sul ricongiungimento hanno poi commesso crimini di terrorismo tra il 2001 e il 2016. Di questi 104 cittadini israeliani, 17 erano sposati, mentre 87 erano parenti di persone che avevano sposati cittadini israeliani. In questo quadro, magna par l’avevano avuta gli arabi: il 73% dei terroristi con cittadinanza israeliana che avevano commesso atti di terrorismo contro gli israeliani dallo scorso settembre erano beneficiari del ricongiungimento familiare. Dei 104 terroristi, entrati in Israele nel 2015, 30 erano stati coinvolti in attacchi terroristici negli ultimi nove mesi; il 13% del totale. La magistratura israeliana ha ricordato che più di 12.500 persone hanno presentato domanda di status giuridico secondo le norme e non si può generalizzare sulla questione. La presidenza del comitato congiunto si è detta sì molto preoccupata ma che occorreva anche prendere in considerazione la popolazione più anziana, le persone di età oltre i 60 anni, così come i minori di età compresa tra 14 a 18 anni, che non possono essere esclusi aprioristicamente. Per questo ha rimandando la discussione al plenum dell’assemblea raccomandandone l’estensione per un anno, ma chiedendo nel contempo riunioni supplementari su questi temi entro i prossimi sei mesi.