TERRORISMO. Ecco come Daesh e Al Qaeda hanno annunciato gli attentati in Francia

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I recenti tragici eventi in Francia erano stati annunciati nei giorni precedenti da una serie di movimenti all’interno della social sfera jihadista, sia dello Stato Islamico che di al Qaeda.

Si tratta di minacce grafiche, post e pubblicazioni audio video che inneggiano la volontà di vendetta nei confronti del presidente Emmanuel Macron e degli interessi francesi nel mondo.

Queste fibrillazioni hanno poi innescato una serie di attentati in territorio francese e anche in altri paesi che hanno a loro volta creato una sorta di moltiplicatore nella social sfera e che continua in questi giorni. Una simile attenzione, che ricorda da vicino quanto accaduto negli anni scorsi prima degli attentati al Bataclan e a Charlie Hebdo, potrebbe indicare che il rischio di nuovi attentati è ancora elevato.

Parliamo di movimenti e fibrillazioni presenti nella sfera social in chiaro e non, come indicato da altri colleghi, nel Deep Web, in cui si muovono nuove e storiche case di produzione mediatica legaste a Daesh o ad al Qaeda.

Il primo settembre, come si ricorderà, in Francia alla vigilia del processo degli attentatori di Charlie Hebdo, il settimanale ha ri-pubblicato le vignette contro Maometto. La pubblicazione ha portato a molti malumori in Francia e nel mondo musulmano e a distanza di circa due mesi si cominciano a manifestare i primi effetti negativi come la scelta di paesi arabi di religione musulmana di boicottare i prodotti francesi. Ma a quanto pare a non essere gradito è stato anche l’intervento di Macron il 3 settembre via social media in cui contestava l’Islam e difendeva il settimanale francese. Tutto questo ha alimentato l’odio nei confronti dei francesi che ha portato poi alla decapitazione dell’insegnante Samuel Paty il 16 ottobre per mano di Abdoullakh Anzorov, conosciuto anche con il nome di battaglia Abdullah al-Shishani; da quel momento la Francia è entrata di nuovo tra gli obiettivi primari dei jihadisti. Questa volta le minacce alla Francia però vengono sia da al Qaeda che da Daesh.

La comunicazione di Daesh è stata simile a quella dei post attentati di ultima generazione: rendere l’attentatore eroe, l’ucciso come un infedele e la Francia come un paese da mettere a ferro e fuoco con ogni mezzo e uomo a disposizione.

I primi post Daesh infatti mostravano “l’eroe ceceno” e venivano dedicati a lui post e l’apertura di nuovi canali social. Anzorov non è solo il testimonial della lotta a Daesh ma diviene l’esempio da seguire fino ad arrivare ad una grafica postata da una casa di produzione araba affiliata o vicina a Daesh che mostra il presidente Macron decapitato e la sua testa insanguinata posata sulla bandiera francese, nell’ambito della nuova campagna di attentati denominata: Rispondi alla chiamata.

Campagna iniziata a seguito della messa on line dell’audio del Portavoce dello Stato Islamico. Si tratta di questi elementi: ri-pubblicazione delle vignette, parole di Macron contro l’Islam e campagna Daesh che di certo sono servite ad riattivare le cellule dormienti Isis in Francia e nei paesi francofoni. Il rischio di nuovi attentati è dunque elevato.

Se la campagna mediatica Daesh è fatta da una escalation di odio fino alla decapitazione virtuale di Macron, quella qaedista è stata molto più esplicita e dura fin dai primi giorni. Anche al Qaeda ha osannato l’assassino di Paty, Abdullah Anzorov, come un eroe, postando grafiche a lui dedicate ma soprattutto ha dato un ampio spazio all’audio del giovane Anzorov e hanno sottolineato il passaggio del discorso di quello che loro hanno definito fratello: «Mi sono vendicato del nostro Messaggero (pace su di lui) …». L’odio prefissato dalla case di produzione che girano attorno ad al Qaeda hanno puntato molto sul fatto che la Francia sia blasfema e la patria dell’insulto alla religione. A dare il là all’incitamento al Jihad l’agenzia pro al-Qaeda, Thabat News Agency, che lancia un appello per il Jihad contro la Francia in vendetta del Profeta Muhammad e ancora Bayan Islamic Media Foundation annuncia un articolo in prossima uscita realizzato da un certo Adnan Hadid.

Più spregiudicato un comunicato pro al-Qaeda contro la Francia che invita, in vendetta del Profeta Muhammad, a prendere di mira gli interessi francesi dentro e fuori il paese: dalle ambasciate agli aeroporti, passando per basi militari e siti simbolici.

Dai territori controllati da Harakat al-Shabaab al-Mujaheddin in Somalia, mobilitazioni contro la Francia e in difesa del Profeta Muhammad. A dare man forte ad al Qaeda anche i Talebani, con un comunicato in lingua inglese dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan riguardante quanto dichiarato dal Presidente francese, Emmanuel Macron, sull’Islam.

Il livello di guardia per i francesi all’estero è ancora più alto che per quelli in patria. Tra gli ultimi paesi dove è salito l’allarme, si annovera l’Iraq che ieri a seguito della richiesta dei parlamentari di bloccare l’accordo con la Francia a seguito degli insulti al profeta ha riportato l’attenzione sul fatto e ha scatenato di nuovo i social.

Canali pro Jihad siriani riportano, poi, che la Francia avrebbe consigliato ai propri cittadini nei Paesi a maggioranza musulmana di prestare attenzione a seguito della crescente rabbia a causa delle vignette sul Profeta Muhammad. Rabbia che continua ad essere alimentata.

Graziella Giangiulio