Le tensioni in Corea

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La questione coreana è stata al centro del dibattito mondiale per buona parte del 2010, ed è tornata prepotentemente alla ribalta dopo la morte del “caro leader” Kim Jong Il, a dicembre 2011. Due eventi di natura militare, però, hanno riacceso le tensioni nella penisola: l’affondamento di una corvetta militare sudcoreana (marzo 2010) e il bombardamento di una piccola isola di Seul, Yeonpyeong (novembre 2010).

Di seguito Seul è stata visitata da alti esponenti del governo Obama e ci sono state diverse unità militari statunitensi che si sono fatte vedere nei mari attorno alla Corea del Sud. Per comprendere bene le ragioni della crisi occorre però tornare indietro di quasi sessant’anni, ripercorrendo il tormentato cammino che la penisola coreana cominciò dopo la seconda guerra mondiale. La fine del conflitto e la divisione del paese in due parti (nord e sud) sembrava volta a cristallizzare una prassi della incombente Guerra fredda (si pensi alle due Germanie o ai due Vietnam); un paese smembrato in due stati diversi di cui uno alleato al campo capitalista e l’altro a quello comunista. Dopo la sanguinosa guerra di Corea (1950-1953), terminata senza un trattato di pace, i due stati si svilupparono intraprendendo due cammini molto diversi. Il Nord, controllato strettamente dal dittatore Kim il Sung, divenne uno stato comunista capace di rimanere abbastanza affrancato dai due grandi vicini (Russia e Cina), molto chiuso in sé stesso e molto militarizzato; il Sud, nonostante l’autoritarismo della classe politica, cominciò invece a svilupparsi economicamente. La fine della Guerra fredda ebbe effetti radicali in Europa, dove la “cortina di ferro” si sgretolò; l’Asia invece rimase abbastanza impenetrabile a questo nuovo corso. La Cina soppresse la rivolta di Tien an men (1989) ed in Corea lo stallo fra i due paesi continuò come prima. La fine del blocco ideologico che aveva sempre sostenuto il governo di Pyongyang si fece presto sentire, in quanto il sostegno politico ed economico venne meno. Da molte voci di rifugiati, infatti, si è appreso che nel mezzo degli anni ’90 in Corea del nord vi fu addirittura una carestia che colpì migliaia di persone. Nello stesso periodo moriva il presidente Kim il Sung che riuscì a far transitare, in maniera indolore, il proprio potere autocratico nelle mani del figlio Kim Jong Il. All’inizio degli anni 2000 vi fu un leggero avvicinamento fra le due Coree, e la creazione di una serie di imprese del Sud in una zona del Nord vicino al confine. Ma il progressivo sviluppo di armi atomiche e due esperimenti nucleari fatti da Pyongyang (2006 e 2009) fecero precipitare la situazione, creando nuovamente un clima teso nella penisola. L’apice di queste difficoltà è stato poi proprio nel 2010, quando si è giunti ad un passo da una nuova guerra in Corea. Le armi atomiche di Pyongyang possono facilmente colpire il sud ed il vicino giapponese; periodiche esercitazioni missilistiche del nord esasperano ancora più la fragile situazione, irritando anche i potenti vicini delle Coree (Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti).
Recentemente il regime di Pyongyang ha iniziato la terza transizione del potere. Il vecchio Kim Jong Il, da diversi anni molto malato, è deceduto a fine dicembre 2011. Nonostante la giovane età e il brevissimo cursus honorum del terzogenito, Kim Jong Un, è stato proprio lui ad assumere l’eredità politica del padre, ovvero il potere assoluto a Pyongyang. La famiglia Kim sta quindi cercando di passare il testimone alla terza generazione, ma il percorso è ancora incerto. Per prima cosa occorrerà che l’erede si conquisti la fiducia dei militari, elemento centrale del potere nel paese. In secondo luogo le recenti voci di difficoltà alimentari potrebbero creare problemi per l’establishment politico; infine ulteriori prove di forza (come i due attacchi del 2010) potrebbero scatenare una vera e propria guerra. Pyongyang mantiene delle forze convenzionali imponenti (è lo stato più militarizzato del mondo: un milione e duecentomila militari su venti milioni di abitanti) ma le tecnologie a disposizione sono obsolete. I rivali sudcoreani hanno poi l’appoggio statunitense, con circa 30.000 militari americani sul proprio suolo. Su tutto resta l’incognita nucleare, spesso ventilata quando Pyongyang vuole “alzare il prezzo” nelle trattative. Negli scorsi mesi i toni sono stati meno tesi, ma il rischio di un collasso della Corea del Nord ed il futuro della transizione politica è un interrogativo non da poco conto. Questo scenario è particolarmente temuto dalla Cina per la paura di un’improvvisa immigrazione, ed a Seul è visto con preoccupazione a causa degli immensi costi che il governo si dovrebbe accollare, e che potrebbero paralizzare la crescita economica del sud.