TAIWAN. Obbligatorio usare nomi veri per gli scambi crypto

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Taiwan ha modificato le sue leggi che regolano le transazioni in valuta criptata, secondo quanto riporta bitcoin.com. Le modifiche, secondo quanto riportato, danno alla Financial Supervisory Commission dell’isola «l’autorità per reprimere le transazioni di valuta virtuale anonima».

Lo Yuan legislativo, il più alto organo legislativo di Taiwan, ha approvato la scorsa settimana le modifiche alle leggi esistenti volte a regolamentare le transazioni in valuta criptata nel paese, riporta Focus Taiwan.

Secondo quanto riportato da Asia Times, le modifiche alla legge sul controllo del riciclaggio di denaro sporco e alla legge sulla prevenzione del finanziamento del terrorismo conferiscono alla Financial Supervisory Commission, Fsc, di Taiwan l’autorità per reprimere le transazioni anonime effettuate utilizzando valuta virtuale.

In particolare, «Il Fsc può ora esigere che gli operatori di piattaforme di valuta virtuale, compresi i bitcoin, implementino sistemi con un “nome reale” che richiedono agli utenti di registrare i loro nomi reali, secondo le nuove disposizioni», si legge nel testo. Le banche possono ora rifiutare le operazioni di scambio criptato «che siano anonime»; e hanno anche l’obbligo di segnalare qualsiasi transazione sospetta al Fsc, ha aggiunto Focus Taiwan.

Secondo le disposizioni modificate, le imprese non finanziarie che violano le regole sul riciclaggio di denaro saranno multate di oltre 50.000 yuan, pari a 7.256 dollari, ma meno di 1 milione di yuan. Al contrario, gli istituti finanziari che infrangono le regole saranno multati più di 500.000 yuan, ma meno di 10 milioni di yuan, riporta Ettoday.

La Corea del Sud sta utilizzando un simile sistema basato su nomi reali implementato a gennaio 2018. Tuttavia, l’organismo di vigilanza finanziaria del paese non ha l’autorità per far rispettare il sistema dei nomi reali negli scambi di criptomonete, quindi l’adozione del sistema è stata lenta. Inoltre, un tribunale distrettuale coreano ha recentemente stabilito che le banche non possono bloccare le operazioni di scambio cripto che non utilizzano il sistema dei nomi reali.

Maddalena Ingrao