TAIWAN. La lotta al coronavirus di Taipei

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A inizio 2020, molti medici ed epidemiologi cinesi stavano rilevando un insolito aumento di casi di polmonite nella città cinese di Wuhan; e l’allarme è scattato anche a Taiwan.

All’inizio di gennaio, gli ospedali dell’isola hanno iniziato a chiedere ai medici di indossare maschere respiratorie N-95 e adeguati dispositivi di protezione quando si eseguivano intubazioni su pazienti con polmonite sconosciuta, riporta Nikkei Asia Review.

Nello stesso mese Taipei ha istituito una zona speciale nei pronto soccorso per curare le persone con sintomi eventualmente legati al virus. All’inizio di febbraio, sono stati aperti ambulatori speciali in edifici separati.

Secondo Taiwan, che si trova a meno di 200 km dalla Cina, questi passi sono il motivo per l’isola abbia avuto finora molti meno casi confermati del nuovo coronavirus rispetto a molti altri paesi. Al 7 aprile, Taiwan ha segnalato 379 casi e cinque decessi per Covid-19. Le autorità sanitarie di Taiwan sono in massima allerta dalla fine dell’anno scorso, hanno lanciato il primo avvertimento all’Organizzazione Mondiale della Sanità e al pubblico di una misteriosa epidemia di polmonite in Cina il 31 dicembre, ben prima che Pechino chiudesse Wuhan. Personale medico ha iniziato a salire a bordo degli aerei per controllare i passeggeri che tornavano dalla città cinese per rilevare la febbre e a metà gennaio, Taipei ha inviato due epidemiologi a Wuhan per studiare il virus.

Ma l’Oms, a cui Taiwan non appartiene, a causa dell’influenza politica della Cina, ha ignorato l’avvertimento dell’isola. Già il 6 febbraio Taiwan ha iniziato a vietare l’ingresso di cittadini cinesi e ha imposto una quarantena obbligatoria di 14 giorni per le persone provenienti da Hong Kong e Macao. Il 19 marzo Taiwan ha chiuso le frontiere ai cittadini stranieri e ha chiesto che tutti i taiwanesi di ritorno fossero sottoposti a due settimane di quarantena.

Anche il governo di Taiwan, il 24 gennaio, un giorno dopo che Pechino ha bloccato Wuhan, ha bloccato le esportazioni di maschere chirurgiche per conservare i rifornimenti, rendendo l’isola il primo posto al mondo a prendere precauzioni così aggressive.

Il 30 gennaio Taiwan ha compiuto un altro passo radicale, chiedendo a tutte le fabbriche di maschere di fornire prodotti esclusivamente al governo, affinché le autorità li inviassero quotidianamente nelle farmacie. Il 6 febbraio il governo ha iniziato a razionare le maschere nel tentativo di dare al pubblico parità di accesso.

Il ministero dell’economia ha chiesto ai produttori di macchine utensili insieme ai produttori di maschere e ai produttori di materiali di espandere la capacità produttiva dell’isola da 1,8 milioni di pezzi al giorno alla fine di gennaio a quasi 15 milioni, a partire da questa settimana.

Mentre il ministero ha contribuito ad aumentare la fornitura di maschere, Audrey Tang, ministro Digitale di Taiwan, ha lavorato con i talenti dell’industria tecnologica per creare strumenti digitali che incorporano grandi dati e tessere sanitarie per garantire una distribuzione uniforme delle maschere chirurgiche.

Tang, famoso hacker, programmatore e imprenditore, ha lavorato con i programmatori per creare un’applicazione che tiene traccia degli inventari delle maschere nelle farmacie locali vicino agli utenti. Ha anche migliorato il sito web dell’assicurazione sanitaria nazionale e la sua app per consentire alle persone di acquistare le maschere online e di ritirarle nei negozi. Tang ha annunciato la volontà di rendere aperti i codici sorgente ad altri paesi che volessero costruire le proprie piattaforme digitali per dare alle persone un migliore accesso alle maschere. 

Il presidente Tsai Ing-wen sta usando il successo di Taiwan nell’affrontare il virus per aumentare il profilo diplomatico dell’isola: «Doneremo circa 10 milioni di maschere ai paesi che hanno bisogno di tali risorse mediche (…) Stiamo dimostrando alla comunità internazionale che non solo Taiwan può aiutare, ma che Taiwan sta effettivamente aiutando».

Lucia Giannini