Taiwan e la contesa con la Cina

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La questione di Taiwan è materia che continua ad inquietare il governo di Pechino, e dalla proclamazione della Repubblica popolare cinese (1949) è una ferita aperta nella storia nazionale. L’isola di Formosa, dopo la vittoria di Mao e la sconfitta del Kuomintang, il partito nazionalista (anticomunista) cinese, venne scelta come luogo di esilio dai cinesi non comunisti.

Dopo aver stabilito la capitale a Taipei, la Repubblica di Cina (nota anche con il nome di “Cina nazionalista” per differenziarla da quella comunista) seguì una storia diversa dall’omonima vicina continentale. Man mano che la Cina comunista si avvicinava all’Urss, Taiwan intraprendeva una politica di amicizia con gli Stati Uniti. Questi compresero che Formosa, insieme all’altra “barriera” costituita dall’arcipelago giapponese, erano ottimi avamposti per contenere l’espansione di Pechino. Nel corso degli anni le tensioni fra le due nazioni non sono mancate, arrivando a sfiorare la guerra nel 1958. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto Taiwan (anche in termini di aiuti militari) utilizzando nel contempo l’isola per proprie finalità di ricognizione. I rapporti fra Taipei e Pechino hanno cominciato a migliorare nel 2008, quando vi è stato uno scambio di messaggi fra le due nazioni; di seguito nel 2010 è stato concluso un accordo commerciale, un evento storico per le due Cine. Recenti vendite di armi americane al governo di Taipei hanno però riacceso polemiche sul rapporto con la Cina comunista, che ha da sempre etichettato Taiwan come una “Provincia ribelle”. Inoltre Pechino ha da sempre sostenuto un approccio diplomatico inteso ad evitare relazioni con gli stati che riconoscono Taiwan, in altri termini se uno stato riconosce il governo di Pechino non può riconoscere quello di Taipei. Dopo l’annessione di Hong Kong e Macao l’obiettivo definitivo del governo di Pechino è quindi quello di riprendere possesso dell’isola. Le problematiche aperte sono moltissime, a partire dal sistema politico: Taiwan ha sviluppato una democrazia di tipo occidentale che difficilmente sarebbe compatibile con l’autoritarismo dell’altra Cina; altri timori poi riguarderebbero l’economia, che ha trasformato la piccola isola in una potenza economica mondiale. Infine per Pechino i problemi con Taiwan si sommano al separatismo interno che agita lo Xinjiang e il Tibet. È comunque nell’interesse delle due Cine e della stabilità regionale continuare sul cammino della normalizzazione delle relazioni bilaterali, cosa che potrebbe anche giovare alle capacità economiche dei due stati, al momento in piena espansione.

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