TAIWAN. Cresce la percentuale di chi vuole unirsi alla Cina

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La Taiwan Public Opinion Foundation ha pubblicato gli ultimi dati sugli atteggiamenti dei taiwanesi nei confronti dell’amministrazione Tsai, il 17 settembre. Il sondaggio ha previsto anche una serie di domande sulle aspettative per il futuro delle relazioni con la Cina.

Secondo i dati, riportata da Taiwan Times, il 36,2% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che l’indipendenza de jure per Taiwan è una possibilità preferibile per il futuro del paese. Allo stesso modo, il 23,2% ritiene che il mantenimento dello status quo sia l’opzione migliore per il paese, esprimendo il proprio sostegno al mantenimento dell’indipendenza di fatto. Mentre, il 26,1% della popolazione, o circa un quarto delle persone intervistate, ritiene che la futura integrazione politica con la Cina sia un risultato preferibile. Significativamente il 14,6% ha detto di non saper rispondere alle domande sul futuro politico del paese.

Secondo i dati, il numero di intervistati che credono che l’indipendenza de jure sia la soluzione migliore per Taiwan, è diminuito del 15% negli ultimi due anni. Al contrario, c’è stato un forte aumento negli ultimi due anni degli intervistati che ritengono che l’integrazione politica con la Cina sia preferibile, si è passati dal 15 al 26 per cento. Il numero di persone che ritengono preferibile lo status quo è rimasto stabile intorno al 25 per cento, con una leggera diminuzione del 2 per cento dal 2016 al 2018. La società taiwanese spera di mantenere lo status quo a tempo indeterminato, e in realtà sembra che circa un quarto degli intervistati rimanga scettico verso l’indipendenza di fatto, e non prevede cambiamenti significativi nel panorama politico.

L’aumento degli intervistati “pro-integrazione” e la diminuzione degli intervistati “pro-indipendenza” riflette molto probabilmente una crescente insoddisfazione con l’attuale amministrazione Tsai tra gli elettori. Tuttavia, il margine comparabile tra il cambiamento in entrambi i campi potrebbe indicare un cambiamento di prospettiva politica tra gli elettori centristi di mezza età, verso una prospettiva più conservatrice sulle relazioni con la Cina. Il numero di Chi opterebbe per “mantenere lo status quo” è rimasto praticamente invariato.

Un altro aspetto degno di nota è che l’unica fascia d’età in cui la percentuale maggiore di intervistati si aspetta una futura integrazione con la Cina è quella che comprende anche la maggior parte degli intervistati. Secondo i dati, il 33% degli intervistati prevede un’integrazione politica con la Cina, il 27% prevede l’indipendenza e il 25% non prevede cambiamenti nello status politico di Taiwan. La maggioranza di ogni altra età demografica prevede l’indipendenza de jure o la continuazione dello status quo, cioè indipendenza de facto.

In termini di affiliazione partitica, il 67% dei sostenitori del Dpp, il Partito progressista democratico, formazione di maggioranza, si aspetta una futura indipendenza di Taiwan; per i sostenitori del Kmt,  Kuomintnag, il 46% prevede un’integrazione politica con la Cina. Nonostante l’aumento degli intervistati che prevedono un’integrazione incrociata, il numero complessivo di intervistati che sostengono l’indipendenza de jure e quelli che manterrebbero di fatto l’indipendenza totalizzano quasi il 60% degli intervistati.

Antonio Albanese