SVEZIA. Le bandiere di ISIS sventolano a Stoccolma

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La Svezia sta cercando tamponare un eccezionale afflusso di radicali islamici. I rifugiati più giovani sembrano essere la preda ideale per gli islamisti che godono di campo quasi libero nel paese. Sono state trovate bandiere di Daesh nei rifugi per i rifugiati in tutto il paese, nonostante gli sforzi per combattere l’estremismo, riportano media svedesi e Sputnik.

Una serie di testimonianze dirette riportano la presenza non solo di bandiere manche di video e nasheed ISIS nei centri di accoglienza svedesi accanto alla quasi impotenza delle autorità e della polizia svedesi.

Il Myndigheten för samhällsskydd och beredskap, Msb, all’inizio del 2017, aveva commissionato un’indagine sulla diffusione del jihadismo e dell’islamismo militante nel paese, per conto  della Protezione Civile svedese e dell’Agenzia delle Emergenze. Il rapporto suggerisce Msb affermava, ad esempio, che i Fratelli Musulmani stessero segretamente costruendo una società parallela in Svezia infiltrandosi nelle organizzazioni e nei partiti politici del paese.

Lo studio sosteneva inoltre che vi fosse una «struttura consolidata di valori nell’élite politica del paese, che prevede come un cittadino si dovrebbe approcciare alle minoranze».

All’inizio di quest’anno, la sicurezza svedese, la Såpo, ha stimato che in Svezia c’erano circa 3.000 estremisti, un dato in rapido aumento rispetto alla stima di diverse centinaia registrati negli anni precedenti. Di questi, circa 2.000 erano radicali islamici e 1.000 estremisti di destra e militanti di sinistra, riporta il quotidiano svedese Dagens Nyheter e di tutti questi solo una dozzina potrebbe essere sotto sorveglianza continua.

Negli ultimi anni la Svezia è emersa come uno dei più grandi esportatori di jihadisti pro capite, da qui sono partiti circa 300 jihadisti verso l’area mediorientale; di questi circa la metà sono tornati, mettendo in crisi le autorità svedesi per quantici erano uniti a ISIS. 

A febbraio scorso, la polizia della capitale svedese nella notte tra il 20 e il 21 febbraio ha affrontato una serie di pesanti disordini a Rinkeby, quartieri di Stoccolma. Negli scontri, iniziati alle 20:30 diverse auto sono state date alle fiamme e molti negozi sono stati saccheggiati.

Anche se il governo svedese finora ha usato strumenti pacifici per “riformare” gli ex terroristi islamici, cominciano a venire fuori richieste di misure più drastiche come la privazione della cittadinanza, sulla scia di quanto fatto dalla Gran Bretagna. Nel Regno Unito, dopo gli eventi terroristici di Londra e Manchester all’inizio di quest’anno, a circa 40 sospetti terroristi è stata revocata la cittadinanza. 

Graziella Giangiulio