SUDAN. Interferenze del Golfo nella repressione della rivolta sudanese

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L’Opposizione sudanese dice che 118 persone sono state uccise nelle violenze della scorsa settimana, mentre le autorità hanno fissato a 62 il bilancio delle vittime. L’esercito che ha rovesciato il presidente Omar Hassan al-Bashir ad aprile, dopo quattro mesi di proteste, ha annullato tutti gli accordi con l’alleanza civile di opposizione e abbandonato i colloqui sulla condivisione del potere. Una campagna di disobbedienza civile ha svuotato le strade di Khartoum.

Il vice capo del Tmc, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, comunemente noto come Hemedti, è considerato un punto di riferimento per la nuova presidenza. Hemedti, un tempo commerciante di bestiame trasformato in comandante della milizia nel Darfur, ha fatto una rapida ascesa come uomo di Bashir, riporta Reuters.

Comanda le Forze di supporto rapido, Rsf, che hanno disperso il sit-in, aprendo il fuoco sulla folla; Il Tmc ha dichiarato che le elezioni si terranno entro nove mesi, congelando di fatto l’opposizione che non avrebbe avuto il tempo di prepararsi. Gli unici candidati possibili verrebbero dalle strutture costruite da Bashir nel corso dei decenni, gente che ha cooperato in passato con i generali che attualmente governano il paese.

Lo spargimento di sangue ha confermato i timori di molti sudanesi che l’esercito avrebbe dirottato la loro rivoluzione con il tacito sostegno degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita e dell’Egitto, che hanno dichiarato il loro interesse nel voler influenzare la direzione futura del paese.

Quei tre paesi, alleati e sostenuti dagli Stati Uniti hanno a lungo temuto che la democrazia avrebbe aperto le porte agli islamisti. Si contendono l’influenza nella regione con il Qatar e la Turchia, accusati di diffondere l’Islam radicale.

Il leader del Tmc, il generale Abdel Fattah al-Burhan e il suo vice Hemedti hanno ottenuto un forte sostegno dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita perché il Sudan li ha aiutati nella guerra civile dello Yemen.

I ricchi stati arabi del Golfo hanno promesso 3 miliardi di dollari di sostegno finanziario per il Sudan dopo il colpo di stato. Emirati, Arabia Saudita ed Egitto hanno incoraggiato Burhan durante un suo recente tour nella regione a disperdere il sit-in per sbloccare lo stallo, ma di evitare vittime, e la Rsf non è andata per il sottile. Hemedti, probabilmente l’uomo più potente del Sudan, ha pochi incentivi a cedere il potere. Migliaia di uomini del suo Rsf avevano già il controllo di Khartoum ancor prima dello spargimento di sangue.

Rsf è di gran lunga la forza più temuta in Sudan, ma non hanno la disciplina dell’esercito regolare. La sua origine è nelle milizie Janjaweed accusate di atrocità nel Darfur; ma il governo di Bashir ha negato che le milizie avevano bruciato villaggi, stuprato e giustiziato civili. Il Tmc è stato veloce a lodare l’Rsf dopo le violenze, dicendo che hanno un record nel Sudan contro i terroristi.

Antonio Albanese