SUDAN. Divideremo ancora l’intelligence con gli USA

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Il Sudan continuerà a collaborare con gli Stati Uniti, anche sull’intelligence sharing, nonostante abbia bloccato i lavori di un comitato misto formato per negoziare l’alleggerimento dalle sanzioni statunitensi. Secondo quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri di Khartoum, Ibrahim Ghandour.

Il presidente Omar al-Bashir ha bloccato il lavoro della commissione, formata con gli Stati Uniti, dopo che Washington aveva posticipato la decisione se alleggerire le sanzioni contro il Sudan per tre mesi, sanzioni che sono state imposte in parte per le violazioni sui diritti umani. «Continuiamo a cooperare con gli Stati Uniti a livello bilaterale tra le nostre istituzioni, ad esempio tra i servizi di intelligence o tra i ministri degli Esteri», ha detto Ghandour, ripreso da Defence Web.

L’ex presidente americano Barack Obama aveva annunciato l’abolizione delle sanzioni ventennali nel mese di gennaio, una mossa che avrebbe sospeso un embargo commerciale, rimpinguato le risorse del paese e rimosso le pene finanziarie che ostacolano lo sviluppo dell’economia sudanese. Ma l’attuazione della decisione è stata ritardata di sei mesi per permettere al Sudan di avere più tempo per fare progressi su cinque richieste: la risoluzione dei conflitti militari interni in regioni quali il Darfur, la collaborazione nella lotta al terrorismo e il miglioramento dell’accesso agli aiuti umanitari.

Anche se le sanzioni venissero definitivamente rimosse, il Sudan sarebbe stato ancora designato come sponsor del terrorismo e sarebbero rimaste le altre sanzioni sul presidente Omar al-Bashir, ricercato dalla Corte penale internazionale a causa del genocidio legati al conflitto del Darfur.

La Lega araba ha emesso un comunicato che esprime il proprio rammarico per il ritardo e conferma la sua posizione sul rigetto delle sanzioni: «La lega prevedeva che Washington decidesse definitivamente di porre fine alle sanzioni (…) e il portavoce ha ribadito la posizione ferma che la Lega ha adottato per rigettare simili sanzioni», si legge nella dichiarazione.

Tommaso dal Passo