Sud Sudan. Ripresa la guerriglia nell’Alto Nilo

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La lotta tra governo e opposizione nel Sud Sudan ha raggiunto «proporzioni preoccupanti» in questi ultimi giorni e ha costretto all’evacuazione di operatori umanitari, con una incrementata presenza di militari nell’Upper Nile State. Secondo la missione Onu in Sud Sudan, Unmiss, in una dichiarazione del 8 febbraio ha detto che i combattimenti erano ripresi sulla riva occidentale del Nilo, nel nord del paese. Un portavoce dell’esercito governativo aveva negato l’evenienza. La guerra civile nel paese ha costretto più di 3 milioni di persone ad allontanarsi dalle loro case.

«Quello che è iniziato con uno scambio di fuoco tra Spla e le forze di opposizione Aguelek, si è ampliato geograficamente. Da allora sono state osservate presenze militari in arrivo nella zona», ha detto Unmiss, riferendosi all’esercito del Sud Sudan.

Un portavoce del governo ha negato che Spla abbia combattuto nei giorni scorsi nella regione di cui parla Unmiss.

«È accaduto tre giorni fa, quando le nostre forze hanno invaso la città di Renk» ha detto il generale di brigata Lul Ruai, portavoce Sola ripreso da Defence Web

La rivalità politica in Sud Sudan tra il presidente Salva Kiir, di etnia Dinka, e il suo ex vice Riek Machar, di etnia Nuer, ha portato ad una guerra civile nel 2013 che ha spesso seguito linee etniche.

I due hanno hanno firmato un incerto accordo di pace nel 2015, ma la lotta è continuata e Machar è fuggì a luglio 2016 in Sud Africa.

A dicembre 2016, l’Onu ha lanciato l’allarme temendo il genocidio che stava per iniziare in Sud Sudan, restando però inascoltato.

La scorsa settimana, inoltre, una dichiarazione Onu riportava il dato secondo cui più di 52mila persone erano fuggite dal Sud Sudan in Uganda nel solo mese di gennaio da Yei, Morobo, Lainya e Kajo Keji, tutti luoghi vicino all’Uganda.

Maddalena Ingrao