SUD SUDAN. Kiir vuole coprire la strage di Pajok

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Le autorità sudsudanesi stanno bloccando i peacekeepers delle Nazioni Unite che vogliono visitare una città dove i soldati sono accusati di aver ucciso civili, compresi i bambini.

Le forze di pace Onu hanno cercato di raggiungere la città di Pajok, vicino al confine con l’Uganda, per quattro giorni dopo le notizie  non confermate su delle uccisioni di massa. Le forze di pace sono stati bloccate dai militari del Sud Sudan, riporta l’Onu; migliaia di rifugiati sono fuggiti in Uganda la scorsa settimana dopo che le forze governative hanno ucciso civili a Pajok il 3 aprile. Secondo Reuters si sono contati almeno 17 morti.

I profughi hanno detto che alcune delle vittime erano bambini cui hanno sparato mentre cercavano di fuggire, mentre altri erano stati sgozzati dopo essere stati inchiodati sui telai delle porte di casa.

Il governo del Sud Sudan ha negato che le sue forze militari abbiano preso di mira i civili. Ha detto che l’operazione a Pajok, città di più di 50000 persone, 15 km a nord della frontiera ugandese, ha lo scopo di stanare i guerriglieri.

Più di 6.000 persone sono fuggite da Pajok, si legge in un comunicato Onu: «I rifugiati riferiscono di aver visto i loro cari uccisi, molti arrestati o macellati, compresi i bambini. Famiglie disperse; anziani e disabili che non potevano correre sono stati uccisi».

Molti sfollati sono ancora nascosti nella boscaglia e cercano di farsi strada verso l’Uganda, mentre case e proprietà erano stati saccheggiate e bruciate, le strade principali fuori della città bloccate da gruppi armati.

L’assalto a Pajok è l’ultimo di una serie di attacchi nella regione di Equatoria. Molte città e villaggi della regione sono ormai deserti, dicono i residenti.

Circa 1,7 milioni di persone sono fuggite Sud Sudan, la maggior parte di loro in Uganda, che sta cercando di far fronte all’afflusso. Quasi due terzi dei nuovi arrivati sono bambini.

Tommaso dal Passo