Studi islamici a Bologna

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di Tommaso dal Passo ITALIA – Bologna 26/10/2016. Il 24 ottobre, presso il Rettorato dell’Università di Bologna, ha avuto luogo la cerimonia di inaugurazione della Cattedra Re Abdul Aziz per gli Studi Islamici, istituita in collaborazione tra l’Università di Bologna e l’Università Islamica Al-Imam Muhammad Ibn Saud.

Alla cerimonia è intervenuto Rayed Khalid A. Krimly, ambasciatore del regno saudita in Italia e Malta, il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini, e il rettore dell’Università Islamica Al-Imam Muhammad Ibn Saud, Sulaiman Aba Al-Khail, oltre ad altri docenti dei due atenei.

Interessante è stata la prolusione dell’ambasciatore saudita che ha ricordato i legami tra i due paesi e l’importanza della cultura per battere il terrorismo: «Stiamo qui celebrando la costruzione, il rafforzamento e il consolidamento di ponti tra le due nazioni ricche di storia e cultura. L’Italia, un Paese mediterraneo Europeo moderno fiero della sua cultura che spazia dall’Impero Romano alla fede cattolica, al Rinascimento e all’Illuminismo, incontra oggi l’Arabia Saudita, un paese in via di sviluppo che è divenuto un membro affidabile del G-20, e la cui storia ha dato alla luce sia all’identità e alla cultura arabe, che alla civiltà e al credo islamici. I leader dell’Arabia Saudita, dal Fondatore Re Abdulaziz, al Custode delle Due Sacre Moschee, Re Salman bin Abdulaziz, considerano il popolo come il nostro bene più significativo e come la risorsa veramente rinnovabile.

Questo è il motivo per cui continuiamo ad incrementare la spesa per l’istruzione, anche quando i ricavi del petrolio diminuiscono drasticamente. Tra il 2014 e il 2016, nonostante i nostri introiti si siano ridotti della metà, la spesa pubblica del Paese per l’istruzione è aumentata del 6%, raggiungendo la cifra di 57 miliardi di dollari. Nel 2015, i nostri studenti hanno raggiunto 9 milioni di unità. 1,5 milioni di loro sono studenti di alta formazione. Attualmente, vantiamo 183.000 studenti che perseguono i propri studi al di fuori dell’Arabia Saudita, con complete borse di studio governative. Il 52% di tutti i nostri studenti universitari sono donne. Nel momento in cui testimoniamo il diffondersi di guerre e conflitti, e vediamo i nostri nemici comuni propugnare l’odio, la violenza, l’estremismo e il terrorismo, i comuni sforzi culturali diventano parimenti significativi, se non ancora più rilevanti dell’impegno puramente politico-diplomatico. L’unico rimedio per gli orrori a cui stiamo assistendo è quello di conquistare i cuori e le menti dei nostri giovani, ampliandone la conoscenza e la comprensione reciproca».