STRISCIA DI GAZA. Hamas va a caccia di “spie”

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Il gruppo terroristico palestinese Hamas, che governa la Striscia di Gaza, è a caccia di sospetti che ritiene possano aver aiutato le forze speciali israeliane nel raid avvenuto settimane fa secondo un articolo comparso il 24 novembre sul quotidiano libanese al-Akhbar. Il giorno precedente, sui social media, Hamas, o meglio la Qassam Brigade, ha postato le foto dei suoi super ricercati, coinvolti, secondo Hamas, nei raid israeliani. Sempre Hamas, ha anche messo in rete le immagini di alcune esecuzioni mirate di questi uomini.

L’11 novembre, un gruppo di soldati israeliani è stato scoperto nel profondo sud di Gaza, riporta Times of Israel, durante un’operazione che è andata storta, provocando uno scontro a fuoco che ha causato la morte di un ufficiale dell’Idf e di sette combattenti palestinesi. L’incidente è sto seguito da lanci di razzi dalla Striscia verso Israele e attacchi aerei israeliani di ritorsione.

Secondo Hamas, gli uomini dell’Idf avrebbero tentato di installare attrezzature che avrebbero reso più facile per Israele intercettare i palestinesi nell’enclave costiera: «Il nemico sionista ha cercato di raggiungere un importante passo avanti in materia di sicurezza. A quanto pare ha cercato di installare attrezzature e costruire qualcosa che gli avrebbe reso facile uccidere, hackerare e rapire», ha detto il vice capo di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya ad Al-Aqsa Tv.

Il libanese al-Akhbar riporta che Hamas ha preso parte dell’attrezzatura israeliana simile a quella precedentemente sequestrata a maggio.

Fotografie del materiale degli presunti uomini collegati sono poi state messe sui social media dalle Brigate Izz ad-Din al-Qassam con i punti di contatto per le segnalazioni alle autorità di Gaza (foto di apertura).

Secondo la televisione Hadashot, le forze di Hamas hanno effettuato ricerche casuali e imposto blocchi stradali, nella convinzione che le truppe d’elite israeliane abbiano operato per un periodo di tempo sconosciuto sotto il loro naso nella Striscia.

Il cessate il fuoco, successivo agli scontri e alle rappresaglie, ha portato alle dimissioni dell’allora ministro della Difesa Avigdor Liberman, in segno di protesta, e a una settimana di caos politico.

Antonio Albanese