I Byte della Memoria

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ITALIA – Roma. La “cancellazione della memoria” è uno degli elementi che – da sempre – ha caratterizzato le dittature del mondo.

Come avviene per i software che cancellano i dati, che ricoprono gli hard disk con serie randomiche di byte, allo stesso modo diventa molto più semplice ridefinire i confini della storia, se l’arte e la cultura vengono spazzate via dal tritolo e ricoperte di sabbia.
Ma che cos’è la Storia? È la ricostruzione incessante dell’esperienza dell’intero genere umano, alla luce dell’analisi delle testimonianze che l’Uomo stesso ha lasciato.
Se queste testimonianze vengono distrutte, diventa molto più semplice istituire un regime.
Ancora più utile è utilizzare proprio quei resti per il mercato nero delle opere d’arte.
È questo quello che è successo in Siria, in Iraq, in Afghanistan. Ed è ciò che continuerà a succedere.
Se solo oggi fosse ancora in piedi la biblioteca di Alessandria d’Egitto, noi tutti avremmo un patrimonio culturale immenso per confrontarci con le nostre radici.
È proprio sulla scia di questa idea che ci sono storici ed esperti d’arte di tutto il mondo (oltre a tantissimi volontari), riuniti nell’Institute for digital archaeology (Ida), creato dalle università di Harvard e di Oxford, che hanno iniziato a “digitalizzare” i monumenti, creando archivi fotografici e storiografici, oltre alle prime stampe in 3D dei monumenti stessi.
È vero: non è la stessa cosa.
Ma se non fosse stato per gli amanuensi ben rappresentati ne “Il nome della rosa”, oggi non avremmo le traduzioni dal greco al latino del libro più letto della storia, o i testi filosofici di Aristotele e Platone, che hanno costituito la base del Pensiero.
E sarà proprio grazie a questi moderni amanuensi che manterremo “una traccia” del passaggio dell’Uomo in quella che un tempo fu la terra dei sumeri e degli assiro-babilonesi.
Bassorilievi ed iconografie rimarranno con noi, anche se in plastilina.
Brani dell’epopea di Gilgamesh che per primi hanno costituito il concetto di mito, oggi fortunatamente salvi al museo del Louvre.