Stipendi tagliati in Arabia Saudita

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di Graziella Giangiulio ARABIA SAUDITA – Riad 30/09/2016. Stipendi statali ridotti di un quinto in Arabia Saudita. Questa decisione indica la volontà dell’Arabia Saudita di spingere i suoi cittadini verso un calo del tenore di vita in una congiuntura economica caratterizzata da bassi prezzi del petrolio, riporta Arabian Business. I tagli interesseranno tutti i lavoratori del settore pubblico, e serviranno a ridere nota ai mercati finanziari la volontà di Riad di disciplinare il propio bilancio, prima del debutto sui mercati del suo debito sovrano.

Le misure, operative dal primo ottobre, non sono prive di rischi politici: in un paese che non ha elezioni e in cui legittimità politica poggia in parte sulla distribuzione dei proventi del petrolio, la capacità dei cittadini di adattarsi alle riforme volte a ridurre la dipendenza dal petrolio e a migliorare la fiducia nel sistema è fondamentale per la stabilità del regno. Le reazioni all’austerità che mostra la testata araba sono diversificate dalla furia di una certa parte degli statali alla rassegnazione di altri.  Tuttavia, con circa due terzi dei sauditi impiegati dallo stato, lo scetticismo è esploso sui social media: hanno furoreggiato tweet come: «L’inizio della fine!  (…) Non è un aumento in termini di efficienza, si tratta di un aumento della povertà».

La famiglia regnante Al Saud ha spesso esitato a mettere in atto le riforme che possono suscitare disordini tra sauditi, ma con i prezzi del petrolio bassi, sta ora spingendo per rivitalizzare il settore privato, diminuire la presenza dello stato, e incrementare l’occupazione.

L’assenza di tasse, un grande settore pubblico, prezzo del carburante agevolato e abbondante spesa pubblica sono tra i benefit ritenuti intoccabili, visti come un diritto da molti cittadini a causa dell’elevata produzione di petrolio del regno. Ma i prezzi dell’energia sono crollati da metà 2014, e il deficit di bilancio ha raggiunto un record di 98 miliardi di dollari l’anno scorso.

In ogni caso, le prime reazioni sui mercati sono state negative: gli operatori hanno concluso che i tagli avrebbero frenato il consumo e l’indice azionario principale dell’Arabia Saudita ha chiuso in calo del 3,8 per cento.

Altri su Twitter hanno espresso la loro accettazione dei tagli ai salari e altri benefici finanziari che possono formare una grande parte del reddito complessivo di Arabia.

Nel campo favorevole ai tagli ha furoreggiato l’hashtag «Siamo tutti figli di oggi Re Salman» così come il post: «Ascolteremo e faremo». IN pratica si esalta la fedeltà alla dinastia al Saud in nome dell’Islam.