STATO ISLAMICO. ISIS si ricompatta attorno al nuovo comandante americano

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Sulla social sfera ISIS su sta ”parlando” tantissimo, e si è commentato altrettanto ma solo sulla metodologia profetica, ovvero sulla dottrina dello Stato Islamico. È un trend inusuale perché ISIS utilizza la social sfera, principalmente, per fare propaganda, divulgare il verbo, rivendicare attentati, far circolare video, arruolare giovanissimi. 

Diverse le motivazioni se da un lato c’è l’imminente sconfitta definitiva in Siria, ma in fondo ISIS ci è abituata; dall’artropode uterine alle lotte intestine, iniziate nel luglio 2018, quando una parte di ISIS si è ritirata sul suo “Aventino” e a gennaio 2019 sembra esserci stata l’ultima evoluzione di un movimento terroristico che finalmente in Abu al Amriki ha trovato il suo comandante unico e quindi sulla social sfera ISIS gli interventi sono arrivati per fare chiarezza, per distinguere ciò che è dottrina dello Stato Islamico da ciò che non lo è. 

Figure di riferimento per tutti i combattenti sono: Sheikh Osama bin Laden, Sheikh Abu Musab al-Zarqawi, Sheikh Abi Anas al-Shami, Sheikh Abu Omar al-Baghdadi, Sheikh Abu Hamza al-Muhajir, Sheikh Muharib al-Jubouri, Sheikh Abu Muhammad al-Adnani, Sheikh Abu Bakr al-Baghdadi, Sheikh Abu Hassan al-Muhajir; in pratica tutta la “nobiltà” storica del terrorismo islamista. 

Nella sfera social, molti post hanno spiegato la posizione di ISIS su al Qaeda, la sua condanna inappellabile. Grande seguito ha avuto un video dalla Somalia; si tratta di un video che ha tutte le caratteristiche del format dell’arruolamento e dell’invito all’Egira, come quelli visti da Raqqa e da Mosul tra il 2015 e il 2017. Sempre sullo stesso trend arriva la comunicazione dal canale di propaganda ISIS Anfal, secondo cui il Jihad è parte integrante per l’Egira.

Infine radio al Bayan, la radio dello Stato Islamico, ha prodotto un questionario con risposte sul Jihad. ISIS sta puntando molto sul martirio, sull’ultimo gesto finale, sul fatto che il vero fedele si vede nel momento della morte e che in attesa del giudizio finale l’unica cosa da fare è morire in battaglia. Un’esasperazione della violenza che sicuramente da ora in poi sarà sempre più presente nei social media ISIS. Il nemico numero uno erano e restano gli Stati Uniti a cui sono rivolte le maggiori minacce, come questa: «18 anni fa i crociati invasero l’Afghanistan per eradicare i mujahidin; 18 anni dopo erano presenti in Libia, Egitto, Tunisia, Algeria, Nigeria, Niger, Ciad, Somalia, Yemen, Siria, Iraq, Afghanistan, Qawqaz, Filippine. Come osi pensare che potrai sconfiggerci?».

Redazione