STATO ISLAMICO. “Gerusalemme: seguire la Fede e non la politica” 

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Lo Stato Islamico ha atteso fino all’8 dicembre per commentare la decisione statunitense di spostare la propria ambasciata a Gerusalemme, riconosciuta come capitale dello Stato israeliano. In un editoriale apparso su an Naba n.109, pubblicazione settimanale del Califfato, passato dall’uscita ogni giovedì a quella del venerdì, ISIS dà l’impressione di voler più incolpare i gruppi islamisti suoi antagonisti, che tuonare contro Washington. ISIS, infatti, definisce ipocrite e egoistiche le dichiarazioni fatte dagli altri gruppi jihadisti e leader arabi.

L’incipit dell’articolo, tradotto, reciterebbe: «Per sessant’anni, Gerusalemme è stata nelle mani degli ebrei, ed è solo ora che la gente protesta, solo quando i crociati hanno annunciato che la riconoscono come loro capitale (…) Si tratta di proteste su un problema al quale sono abituati a piangere ogni volta che si ripropone (…) Oppure è una nuova opportunità per i “simoniaci” (chi fa commercio della fede e chi truffa sulla fede, ndr) di alzare di nuovo la voce?».

Lo Stato islamico, nell’editoriale, sostiene che l’attenzione dovrebbe essere focalizzata sulla sconfitta dei paesi arabi che circondano Israele «allo stesso modo in cui un bracciale circonda il polso, proteggendo gli ebrei dagli attacchi dei mujahideen».

Su An Naba, quindi, lo Stato islamico detta la sua linea ufficiale, condannando comunque lo spostamento annunciato dall’Amministrazione Trump, ma centrando la sua attenzione nella condanna dei paesi arabi che lo stanno contrastando da tempo. Si tratta quindi una posizione politica molto razionale che ISIS persegue da tempo: la situazione attuale di al Quds discende direttamente dall’ignavia della Ummah che fino ad ora non ha fatto abbastanza, ma anzi ha piegato alle contingenze politiche mutevoli quello che invece deve essere il “sacro dovere” dei musulmani: “liberare” la città dagli ebrei e dai cristiani.

Ciò nonostante, la sfera social dello Stato Islamico ha dato il via ad una terrible campagna d’odio sia contro gli israeliani che contro gli Usa, chiedendo di attaccare ogni obiettivo possibile, compresa l’ambasciata statunitense in Israele, aizzando i suoi seguaci ad agire per vendicare la decisione di Donald Trump. 

Redazione

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