STATO ISLAMICO: Ecco come il cyber jihad racconta il raid contro al Baghdadi

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La centralità della morte del Califfo Abu Bakr al Baghdadi è stata più importante per i media occidentali che non per la social sfera Daesh. Prima di addentrarci in quelli che sono stati i fatti secondo la social sfera jihadista, ci soffermiamo un attimo sulla campagna mediatica portata avanti prima e dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla presunta morte di Abu Bakr al Baghdadi.

A partire dalla notte tra il 26 e il 27 ottobre la social sfera qaedista ha cominciato a mandare in onda dei video su un attacco al villaggio di Barisha a nord di Idlib. Si dice che in quella casa abitasse un ex di al Qaeda ora affiliato a Daesh. Dopo i qaedisti a postare sono stati i pro ribelli siriani vicini ai turchi e hanno messo on line una serie di notizie in cui si dice che Trump ha concordato una settimana fa un’operazione speciale per colpire il leader dell’organizzazione terroristica Daesh (Abu Bakr al-Baghdadi). E continuano citando fonti del Pentagono che asseriscono che un aereo della coalizione che è entrato nei cieli della provincia di Idlib su Barisha e che “doveva prendere di mira Baghdadi”.

A seguire hanno bersagliato la rete social con notizie prese dalla Reuters e dalla CNN, in cui si parla di attacco USA contro al Baghdadi. Dopo le agenzie di stampa britanniche, vengono citate quelle statunitensi, poi i giornali e ritornano a citare il Pentagono, per la seconda volta. L’unica news aggiunta dagli account dei ribelli pro Turchia è che l’operazione contro al Baghdadi sarebbe stata condotta in maniera congiunta tra USA e esercito turco. Non si menzionano né i russi, né i curdi.

Gli account della sfera Daesh vengono colti di sorpresa e cominciano a reagire dopo circa tre ore dal lancio della notizia della morte di al Baghdadi e lo fanno molto debolmente: si limitano a dire che non vi è nessuna smentita o conferma da account ufficiali di uccisione al Baghdadi. Via via che passano i minuti la macchina mediatica Daesh si mette in moto, ma sempre numericamente inferiore rispetto a quella filo turca. I principali messaggi che passano on line dei pro Daesh sono tre: 1) aspettiamo conferma della morte del Califfo; 2) se anche fosse, ha compiuto il martirio come spetta a ogni mujahid, quindi evitate di restare in contatto con i canali che danno queste informazioni e limitatevi a seguire gli account ufficiali; 3) lo Stato Islamico c’è per restare e quindi continuerà a combattere, solo quando abbandoneremo il jihad saremo sconfitti.

Riportiamo a seguire un esempio di parte di un post: «È morto: chi è migliore di Abu Bakr al-Baghdadi, Messaggero di Allah, la pace sia su di lui, e di Osama bin Laden chi è migliore e di Abu Musab e Abu Omar che sono morti; il Jihad non si fermerà per la morte di una persona, anche se è il Califfo stesso». La battaglia dei post attraverso al social sfera Daesh e quella filo turca va avanti per molte ore e vede spesso Daesh, numericamente inferiore come se la notizia fosse stata veramente una grande sorpresa e come se invece i turchi avessero pianificato l’attacco social per indebolire la rete Daesh. A dare man forte alla social sfera Daesh, incredibilmente i post di al Qaeda che nel spiegare i fatti fanno balenare l’idea che a morire non sia stato Abu Bakr al Baghdadi.

Secondo questi, che hanno postato molti video e foto, nella notte tra il 26 e il 27 ottobre, 12 elicotteri USA, sono arrivati a nord di Idlib, uccidendo o il leader di al Qaeda o di Daesh: nessuno ha confermato o smentito. E ancora, «Una fonte speciale per l’evento Nerb (gruppi locali vicino a HTS) del villaggio di Brisha, a nord di Sarmadra, nella campagna di Idlib, nega le ripercussioni della coalizione internazionale sull’uccisione di Amir al-Mu’minin. Nega qualsiasi presenza statale (di Daesh) nell’area e conferma che l’atterraggio ha preso di mira un ex leader della Liberazione di al-Sham (HTS) e le Guardie della Religione (Hurras al Deen). La fonte ha anche confermato l’uccisione di una famiglia di quattro civili che guidavano un padre motociclista, due figli e sua moglie dopo che un aereo americano li aveva presi di mira».

Un account qaedista racconta i fatti di Barisha: «Tutti i gli account finora sono incoerenti, ma sono coerenti nel loro contenuto e il contenuto dice che gli elicotteri statunitensi hanno effettuato un’operazione di atterraggio nella casa di “Abu Mohammed Salama” vicino al villaggio di Parisha (Barisha) sul confine turco, dove gli elicotteri si sono librati sopra la sua casa e quindi lì è iniziata la manovra di atterraggio è stato anche obbligato (Abu Mohammed al Salama) a uscire di casa nudo con le donne e i bambini sono stati indirizzati (sequestrati o uccisi) nei messaggi si continua a sentire: “Abu Mohammed Salama Salim Halak … Abu Mohammed Salama Salim Halak” in arabo e non si faceva menzione di al-Baghdadi secondo testimoni più vicino alla Giordania o all’Arabia Saudita. Il raid è iniziato bombardando con bombe RGC, quindi la forza di sbarco ha consegnato tre bambini a un pastore che aveva una tenda vicino al luogo e una “torcia – Bell” e gli ha ordinato di partire per circa 1 km. Hanno colpito quelli nella casa di “Abu Mohammed Salama” e hanno preso due elicotteri e hanno lasciato sul posto gli altri».

Nella ricostruzione dei qaedisti non si parla di tunnel né di tentata fuga. È stato, secondo loro, un agguato riuscito contro una “famiglia” in una casa al confine con la Siria. Sono in moltissimi successivamente a dire che a morire non è stato al Baghdadi ma Abu Muhammad Salama. A dare man forte a questa teoria le foto postate del dopo attacco, durante la mattina e il pomeriggio di ieri. Foto che mostrano un area completamente distrutta. Gli account qaedisti inoltre deridono le dichiarazioni di Trump e asseriscono che improvvisamente compare a Idlib il giubbotto che al Baghdadi indossava nel video del suo ultimo discorso. Come se fosse stato un set cinematografico. A questi, si aggiungono quelli che per smentire Trump dicono che lui al momento dell’attacco non era nella stanza militare a vedere il video ma a giocare a golf. A quel punto, in assenza di foto che mostrano la morte del Califfo, impossibilitati gli USA a fare il test del DNA, visto che al Baghdadi sarebbe ridotto in polvere, forti delle dichiarazioni del ministero per la Difesa russa che asserisce di non essere certo di quanto successo a Idlib, Daesh comincia a postare una serie di comunicazioni seriali che invitano la sua rete social a rimanere uniti a lasciare i canali dei “sedicenti” e non fidarsi delle false comunicazioni, come quella che annuncia un audio di al Furqan di al Baghdadi.

Il must per tutti è che al Baghdadi è vivo e, anche se fosse morto, nulla cambierebbe. Sempre la rete social Daesh posta numerose grafiche sulle volte che gli USA hanno annunciato la morte di al Baghdadi, 9, e ridono delle dichiarazioni di Trump. Il post più completo che mostra il tenore dell’umore della social sfera Daesh dopo nemmeno 12 ore dalle prime notizie della morte del Califfo è questo: «Contraddizioni stupide: Inizialmente dissero che i commando USA erano partiti da Incirlik e poi dissero che erano partiti dall’Iraq, poi l’America disse che l’operazione era stata fatta senza metterne a conoscenza la Turchia e poi la Turchia dichiarò che ne era a conoscenza, poi dissero che era morto il Successore dei musulmani (che a morire era al Baghdadi), dopo aver fatto dei test del DNA e improvvisamente si diffuse la notizia che l’analisi del DNA ha bisogno di un giorno o due, per avere dei risultati da mostrare, se non fosse che nella zona non vi sono laboratori, hanno cambiato la notizia e hanno detto che è stato riconosciuto di persona, poi sono usciti con le dichiarazioni di Trump e hanno ringraziato Russia e Turchia e il regime Nusayri (siriano) e i mercenari per le strutture e la Russia è uscita sui media asserendo che l’America sta mentendo. Trump e molti altri che non menzioniamo ora …; Per informazione, la Russia non è la sola a denunciare il dubbio sulla verità della notizia, ma anche i sionisti di Israele» (in raccolta dati il post con la traslitterazione del post).

A questo punto dalla rete social sono riemerse le solite grafiche: Le spade sorgono nelle terre degli infedeli, ed Daesh è tornata a minacciare gli Stati Uniti. Tra la serata di ieri e quella di oggi la macchina mediatica Daesh è riuscita a ribaltare il messaggio: «Forse molti di voi hanno sentito parlare di ciò che i crociati hanno dichiarato di aver preso di mira e ucciso l’Imam Abu Bakr al-Baghdadi. Avvertiamo e consigliamo ai nostri fratelli e sorelle sostenitori di non pubblicare le notizie o crederci! Grazie a Dio, non stiamo aspettando notizie dai media ufficiali dello Stato Islamico riguardo al martirio del comandante dei fedeli al-Baghdadi, tranne per una cosa, che è il ricordare che noi diciamo: “Sono stato creato da Dio e sono tornato da lui”» e ancora: «Ora è chiara anche l’estensione del gioco dell’alleanza crociata», quello di voler minare le basi della fede dei combattenti Daesh; «Hanno annunciato che al-Baghdadi e al-Muhajir sono stati uccisi in un giorno. Possa Dio proteggerli e aspettiamo di sentire la loro voce con audio che non rivelino le loro posizioni, grazie alla nuova tecnologia». Per arrivare nuovamente a prestare giuramento di fedeltà al Califfo sceicco musulmano Mujahid Abu Bakr al-Baghdadi al-Husseini al-Qurashi. E dire che è vivo al 100%.

Infine due parole di considerazione sui fatti a mente fredda: Abu Bakr al Baghdadi è noto per la sua meticolosa cura della sicurezza ed è alquanto dubbio che una delle sue mogli potesse conoscere i suoi spostamenti; inoltre la domanda che, assieme a molti media internazionali e analisti non “tifosi” ci facciamo noi, ma come detto si fanno tutti, è che cosa ci faceva Abu Bakr al Baghdadi a Idlib, territorio di HTS e di Hurras al Deen, dove di ISIS c’è qualche singolo mujahid spesso arrestato e maltrattato da HTS; infine non ci sono foto dell’attacco, non c’è un corpo, non ci sono testimoni oculari che possano validare quanto è stato inserito nella narrativa presentata dal presidente statunitense, certamente “briffato” dall’apparato d’intelligence USA. Da questa domanda poi ne stanno sorgendo altre, presentate da politici, analisti e mass media made in USA in primis, oltre che a distinguo politici interni all’Amministrazione Trump, come ha fatto il segretario alla Difesa Mark Esper in merito alla sorte dei resti di al Baghdadi.

Anche se a parlare ufficialmente è stato il presidente degli Stati Uniti, non ci sono al momento chiare evidenze incontrovertibili che Abu Bakr al Baghdadi sia effettivamente morto.

Redazione