STATI UNITI. Uber non entusiasma il NYSE

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Il debutto di Uber alla Borsa di New York, avvenuto il 10 maggio, la più grande Ipo quotata negli Stati Uniti dal 2014, non è stato un successo entusiasmante, in quanto le azioni Uber sono scese del 7,56% per concludere la giornata a 41,60 dollari per azione.

Gli osservatori del mercato hanno attribuito la deludente performance alle preoccupazioni suscitate dal forte calo del prezzo del principale rivale di Uber, Lyft Inc., dopo la sua Ipo a fine marzo, e l’incertezza sulle prospettive di un accordo commerciale Usa-Cina. Uber ha aperto a 42 dollari per azione, al di sotto del prezzo dell’Ipo di 45 dollari per azione, e non è mai salito oltre i 44 dollari durante l’intera sessione, riportano i dati di Laht.

Mentre il prezzo di offerta implicava una capitalizzazione di mercato di circa 82 miliardi di dollari, il prezzo di chiusura di venerdì ha ridotto la capitalizzazione di mercato a circa 69,72 miliardi di dollari. Uber aveva inizialmente sperato di raggiungere una valutazione di borsa di 120 miliardi di dollari, anche se il management ha successivamente ridotto l’obiettivo a 100 miliardi di dollari.

La coincidenza dell’Ipo con un aumento delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino è stata certamente una sfortuna per Uber. Le azioni del listino Nyse hanno faticato il 10 maggio, con un calo di circa 359 punti nella media industriale del Dow Jones in risposta a un tweet del presidente americano Donald Trump che indicava che non aveva fretta di raggiungere un accordo per risolvere la guerra commerciale di Washington con la Cina.

Ma il Dow Jones ha compensato queste perdite per finire la sessione con un guadagno di 114,01 punti, o 0,4 per cento, dopo che Trump e il segretario del Tesoro americano Steve Mnuchin ha detto che i negoziati con la Cina stavano andando bene. Uber, tuttavia, non ha beneficiato dell’ondata positiva, il che indicherebbe la mancanza di entusiasmo per le sue azioni.

Uber ha registrato ricavi per 11,27 miliardi di dollari nel 2018, con un utile netto di 911 milioni di dollari. Nonostante ciò, l’utile dell’azienda al lordo di reddito, imposte, ammortamenti e svalutazioni è stato di 1,85 miliardi di dollari in rosso. L’azienda, quindi, deve ancora realizzare un profitto; oltre ad essere al centro di numerose proteste globali.

Graziella Giangiulio