STATI UNITI. Le ostinate promesse di Trump

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Trump considera la crescita della Cina come la principale minaccia per gli Stati Uniti, ed è scettico riguardo alla globalizzazione economica e al sistema di libero scambio, costruito intorno all’OMC. Trump ritiene che il sistema del WTO, costruito nella sua forma attuale nel1995 sulla premessa che l’economia statunitense è la più forte ed efficiente del mondo e che il modello del WTO  avrebbe espanso tale sistema implementando le esportazioni statunitensi distruggendo le barriere tariffarie di altri paesi, ha finito per diventare quello che Trump definisce un “modello cinese” de facto, aprendo le porte ai manufatti cinesi e distruggendo il settore reale dell’economia statunitense. Insomma, gli USA possono distruggere l’economia mondiale e la Cina no. Quindi siccome le regole del gioco non favoriscono gli USA, le regole vanno cambiate.

Ed ecco che la sequela di ultimatum tariffari e le richieste di annullare e rinegoziare una serie di importanti accordi commerciali, compreso il NAFTA, sono solo un “fuoco di aggiustamento” in questa guerra commerciale, e Trump è pronto a fare sacrifici tattici (come le controtariffe nei paesi colpiti e l’aumento dei prezzi dei beni di consumo negli Stati Uniti) per raggiungere i suoi obiettivi strategici. 

Come per ogni accordo di questo tipo, ci sono sempre vincitori e vinti: per esempio, per gli Stati Uniti, tra le conseguenze negative più visibili sono state la proliferazione dell’outsourcing di imprese americane in Messico e la crescente migrazione di manodopera da quel paese. Nel frattempo, quest’ultima è stata in gran parte causata dall’afflusso in Messico del grano americano a buon mercato e dalla conseguente perdita dei mezzi di sussistenza da parte di un gran numero di agricoltori e lavoratori agricoli messicani. 

Così, in generale, gli aspetti positivi del libero scambio (compresa, in questo caso, la demonopolizzazione di alcune branche dell’economia messicana e l’espansione delle esportazioni americane verso quel paese) sono generalmente ignorati, mentre quelli negativi sono esagerati, soprattutto perché le vittime di questi processi sono state tra i più entusiasti sostenitori di Trump – la sua vittoria si è basata in larga misura sulla sua capacità di “rubare” ai Democratici tre stati industriali e agricoli tradizionali – Michigan, Wisconsin e Pennsylvania – le cui economie di settore reali e, rispettivamente, il lavoro fisico sono stati gravemente danneggiati dall’impatto del libero scambio. Le stesse tendenze sono visibili per quanto riguarda l’OMC e il suo impatto su particolari settori dell’economia e della forza lavoro statunitense. 

Per Trump, almeno nel breve periodo, sia le guerre tariffarie che la cessazione di tali accordi commerciali, sono un gioco che sta diventando pericoloso, come hanno dimostrato l’introduzione delle tariffe dell’acciaio e le conseguenti contromisure e l’aumento dei costi negli Stati Uniti. 

Le conseguenze a lungo termine sono difficili da prevedere: dipenderanno dalla coerenza di Trump e dalla durata del suo mandato, nonché dall’impatto delle proliferanti guerre tariffarie sulla stabilità dei sistemi economici e finanziari mondiali. Nel frattempo, l’anno e mezzo trascorso indica che Trump, a differenza dei politici convenzionali, sta mantenendo ostinatamente le sue promesse elettorali, fatto che potrebbe indicare la continuazione delle politiche antiglobaliste fino alla fine del suo mandato. Considerando la forza delle sue promesse elettorali. 

Graziella Giangiulio